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lunedì 25 maggio 2015

Ordine delle cose e stato d'animo

Nel precedente post avevo già accennato alla relazione tra l'ambiente circostante e noi stessi secondo le teorie dell'alchimia taoista. 
L'ambiente circostante non è semplicemente un insieme di oggetti che ci circonda ma è composto anche dalle relazioni e quindi delle altre persone che ci circondano, un insieme composito nel quale riuscire a ottenere un risultato che ci permette di evolvere e di stare bene non è assolutamente semplice o immediato. 
Anche solo considerare gli oggetti che ci circondano e tentare di riorganizzarli in maniera da risultare utili al nostro benessere a volte sembra essere molto complicato. 

L'alchimia taoista invita a considerare l'universo come una creatura auto-organizzata nel quale noi siamo immersi, ma siamo anche meccanismo e funzione intrinseci ad esso.
Essendo noi, operatori all'interno "dell'universo", nostro compito è quello di operare al fine di permettere "all'universo" di organizzarsi per consentire a noi una evoluzione verso "il cielo".

Detta in maniera più semplice quindi, l'ambiente circostante si auto-organizza e noi siamo attori operativi di questa condizione, inoltre il nostro fine deve essere quello di permetterci di considerare di più i nostri lati emotivi, intellettivi, ideativi.

A questo punto l'attenzione si pone ovviamente sulla questione di come possiamo esserlo in maniera a noi funzionale.
Poniamo un semplice esempio: immaginiamo una scrivania in confusione piena di oggetti dove non ci sia nemmeno un angolino libero per poter lavorare, a questo punto cosa dobbiamo fare? 
Molto spesso pensiamo di non avere tempo per poter ordinare le nostre scrivanie, lasciandole così in disordine, facendoci poi perdere ulteriore tempo per riordinarle nel momento in cui ci serviranno.
Una pratica interessante è quella utilizzata nelle officine metalmeccaniche dove ogni singola postazione viene riordinata al termine di ogni lavorazione. 
Ma che fare con una scrivania che utilizziamo tutti i giorni? 
Potrebbe essere utile considerare il fatto di riordinare la scrivania al termine di ogni giornata, ma di frequente ciò non accade, a causa della stanchezza provocata dalla giornata stessa.
Un'altra soluzione potrebbe essere riordinare la scrivania all'inizio della giornata, ma spesso siamo di fretta e quindi la scrivania rimane in continuazione nel caos più totale.
Una soluzione, che molto spesso trovo utile, è riordinare la scrivania alla fine o all'inizio della pausa pranzo, questo specialmente nei luoghi di lavoro.
In realtà, però, anche così molto spesso le scrivanie rimangono in disordine specialmente se sono quelle personali di casa, quindi una soluzione potrebbe essere quelle che a volte scherzosamente vengono definite "pulizie di Pasqua": Prendersi del tempo durante la settimana per riorganizzare  e riordinare la scrivania mettendo in primo piano e di facile accesso quelle cose che ci serviranno più di frequente, mentre le altre porle in bel l'ordine e catalogarle in modo tale da essere utilizzate nel momento del bisogno.

Queste procedure non vanno solo bene per riordinare le scrivanie ma anche la casa in generale, trasformando le nostre abitazioni in un rifugio funzionale alle nostre esigenze.
Una volta che tutti gli oggetti avranno trovato la loro locazione funzionale a noi, il nostro stato d'animo si trasformerà quasi magicamente.


Personalmente, quando ciò accade, io mi sento sollevato più libero e leggero, pronto a rimettermi in moto per ottenere nuovi risultati.
Secondo l'alchimia taoista, riuscire a disporre bene gli oggetti che ci circondano libera nuova energia che fluisce e rinvigorisce la nostra vita.


Vi lascio questa settimana con le seguenti domande: 

Come vi sentite una volta che avete terminato riordinare la vostra casa? 
Perchè?

sabato 26 marzo 2011

L'arte combinatoria nel Taoismo

Fin dall'antichità l'uomo ha sempre trovato piacere e diletto a giocare con i numeri.
Fin dalla loro scoperta il numero ha sempre avuto un certo fascino: riuscire a rappresentare con simboli delle quantità, insiemi, e strutture matematiche ha permesso all'uomo di evolvere le proprie conoscenze del mondo, divertendosi e giocando con qualcosa che sembra magico e allo stesso tempo pragmatico.

La cosa interessante è che tutte le prime culture storiograficamente riportate hanno sviluppato la matematica in ogni sua forma:
  • Gli egizi: la geometria
  • Le culture tra il Tigri e l'Eufrate: il concetto di numero e gli insiemi
  • Le culture del Fiume Indo: le ciclicità ambientali in corrispondenza a serie numeriche
  • Le culture del Fiume Giallo: ....
Bè, per le culture del fiume giallo è un po' complesso ....
Immaginate di avere vari oggetti simili a pezzetti di Lego (che belli che erano!) con un solo mattoncino non ci fai nulla, ma avendo tanti mattoncini anche tutti uguali possono venir fuori veri e propri capolavori....



Adesso proverò a dirvi in sintesi un po' di struttura dell'alchimia Taoista:

Il mattone fondamentale è il Tao, esso è composto da Yin e Yang, a secondo che nella nostra composizione ci mettiamo più Yin o più Yang, ci vengono fuori un certo numero di composizioni base, in totale 8 chiamati trigrammi,
i trigrammi a loro volta combinati compongono i 64 esagrammi.

Che ce ne facciamo di questi 64 esagrammi? 


I 64 esagrammi sono solo misure approssimative di uno stato di cose, questo stato di cose è rappresentato a sua volta dal quadrato magico chiamato Lo Shu.
A sua volta il quadrato Lo Shu rappresenta il nostro mondo, più precisamente il nostro pianeta Terra.

Ma esiste una serie numerica che stima quanti quadrati magici possono esistere e dove gli esagrammi rimangono validi, in totale esisterebbero un numero di "esistenze" pari a 9x3x2=27x2=54 possibili mondi dove gli esagrammi varrebbero...

Ma che vuol dire?

Secondo la Filosofia Taoista e la sua alchimia esisterebbero 54 differenti "piani di esistenza" in cui le regole principali continuerebbero a persistere e dove i 64 esagrammi descriverebbero tendenzialmente lo stato delle cose...

In pratica i Taoisti combinando Lo Shu e gli Esagrammi ipotizzarono l'esistenza di "mondi", a noi non percepibili con i sensi, dove "le regole del Tao" comunque persistono.

Il nostro "piano di esistenza" sarebbe posizionato nel bel mezzo di una sorta di "iper-piano" doppio .... immaginate una fetta di pane, in centro a questa fetta di pane ci staremmo noi...

Tutto molto bello ma a che può servire?

Immaginate di essere un viaggiatore e che dovete orientarvi come fareste?
Di sicuro cerchereste dei punti di riferimento, e se vi trovaste in un luogo totalmente sconosciuto?
Di sicuro mettereste un segnale dove siete e poi iniziereste ad esplorare tenendo ben presente la posizione iniziale e tutti gli spostamenti, magari segnando su una mappa tutto ciò che scoprite.... infine quello che ottenete è una mappa più o meno dettagliata.

I cinesi, e la cultura taoista, tentarono di schematizzare ogni "stato dell'animo" tramite gli esagrammi e successivamente tentò di trovare schemi per descrivere le varie interazioni tra questi schemi, ottenendo quindi una sorta di schema "funzionale dell'animo", fatto questo però sussisteva la problematica dell'interazione con l'ambiente, e proprio questo fece creare l'ipotesi dello schema Lo Shu, che però era limitativo, anche la sua estensione rimase limitativa così complicarono ancora di più la faccenda inserendo un'altro schema e così via..... fino ad ottenere un qualcosa di assai complicato e molto fine.

In pratica la filosofia Taoista utilizzò la logica matematica e combinatoria per tentare di descrivere lo "stato dell'animo" e le sue evoluzioni.

Proprio per questo C.G.Jung si mise a studiare l'I-Ching (che descrive la base dei 64 esagrammi)

Esercizio:
Solita domanda: Come ti senti?
Ora immagina di dover descrivere come sei arrivato a questo stato, come lo descriveresti? Prova a scriverlo su un pezzo di carta.
Provate a fare questo esercizio un po' di volte in giorni diversi e in momenti diversi, potreste addirittura creare un diario.
Una volta che avrete un po' di pagine provate a capire quali sono i momenti in cui vi sentite fiacchi o tristi o comunque scarichi, tentate di capire i motivi scatenanti della vostra perdita di energia, provate a vedere il tipo di evoluzione che il vostro stato d'animo ha avuto.
Questo tipo d'osservazione è utile se per esempio state passando un periodo buio della vostra vita e non capite perchè.
La cosa migliore che potete fare e "contemplare" ossia osservare con rigore, la vostra evoluzione emotiva, è già un primo passo per iniziare a capire qualcosa di più di voi stessi!

(Come sempre si ringrazia Wikipedia per le immagini)

giovedì 3 marzo 2011

La misura delle cose nel Taoismo

La prima considerazione che dobbiamo riprendere per affrontare questo argomento è nel simbolo stesso del Tao citato nel precedente post.

Per riassumere il simbolo del Tao rappresenta:

  • Moderare la presa di posizione in quanto tutte le posizioni sono solo sfumature tra due estremi
  • Moderare le avversità in quanto due posizioni che sembrano inconciliabili a volte sono più simili di quello che si possa immaginare
  • Comprendere le altre posizioni in quanto potremmo intravedere i punti comuni con le nostre credenze 
  • Abbandonare ogni posizione intransigente in quanto spesso questa posizione crolla su sè stessa confrontandosi con altre realtà.
  • In pratica spogliarsi degli orpelli mentali che spesso sono solo limiti immaginari.
Quindi nel Taoismo si considera una cosa "lontana" quando è in posizioni estreme, mentre "vicina" quando è morigerata e in equilibrio tra due estremi, equilibrio in realtà dinamico come già considerato nel post del 12 gennaio.

Detto questo cerchiamo ora di affrontare il concetto di misura, molto studiato dalla scienza, analizzato dalla filosofia e che alla fine lo ritroviamo in tutto ciò che ci circonda.

Ad oggi una misura di qualcosa indica un valore segnalato da uno strumento soggetto a, seppur minimo, errore di valutazione, secondo una scala di valutazione.
In pratica se prendete un righello con segnati i millimetri e fate una misura, ad esempio il risultato sarà : 12,5 cm +/- 1 mm
Ovvero tutti i valori possibili da 12,4 a 12,5 nella scala dei cm.

Questo concetto dell'errore, che sembra tanto moderno nella scienza, in realtà era piuttosto conosciuto in quasi tutte le civiltà nella storia.

Infatti, ad esempio, una delle discussioni che più dava fiato ai filo-platonici nell'antico occidente era che, se si dava un misuratore a diverse persone e gli si diceva di misurare un oggetto, i dati che essi riportavano variavano a seconda della persona, questo non per incapacità, e questo all'epoca veniva attribuita alla sensibilità degli organi di senso.....

Ad oggi sappiamo che anche il miglior misuratore del mondo ha in se, a causa del suo processo di regolazione, un errore implicito, a prescindere dall'uomo che misura.

Sappiate solo che il concetto di misura e di questa come insieme di valori in un intorno probabile era, ed è tutt'oggi, ancora argomento di discussione sia scientifica che filosofica.

Gli antichi cinesi, certo, non potevano essere da meno delle altre culture, essi però cercarono di considerare come strumento di misura l'uomo, e come oggetto da misurare lo spirito e tutto il non materiale....

Il problema con cui si dovettero confrontare era la scala di misura .... quale adoperare?
Se si usa la giustizia quale deve essere? Quella divina o quella umana?
Se si usa la bellezza quale deve essere? Quella esteriore o quella intelletuale?
Se si usa l'intelligenza quale deve essere? Quella Assoluta(divina) o quella umana?
A forza di porsi domande si arrivò ben presto al concetto di armonia con l'universo... che detta così pare qualcosa di esoterico ma alla fine è molto pratico...

Riprendiamo i concetti base secondo gli antichi, i così detti Principi (già enunciati in passato)
  • Principio di ciclicità: Tutto è ciclico
  • Principio di mutamento: Tutto è in mutamento 
  • Principio di cambiamento: La sostanza prima non cambia, cambia solo la forma
  • Principio di equilibrio: Tutto è in equilibrio costante
Tutto ciò che tenta di forzare questi principi o che tenta di violarli entra in disarmonia e quindi "si allontana"
Tutto ciò che favorisce il naturale svolgersi di questi principi "si avvicina"

Detto questo quindi abbiamo che l'armonia con i Principi di Base insieme alla morigeratezza nelle posizioni è il punto zero, tutto ciò che si distanzia da questo crea un segmento ed esso è valutabile...

Per semplificare con uno schema:



Il problema a questo punto era la precisione, data quindi dalla sensibilità dello strumento di misura.... il problema era semmai trovare un modo di scrivere e descrivere queste misure....


Alla fine esso fu trovato in una maniera un po' strana ma molto semplice: i trigrammi e gli esagrammi.

Per farla breve (esistono nei canoni Taoisti interi manuali su questi segni) questi indicano la distanza che ogni elemento ha dalla sua matrice originaria ovvero dal Tao.... detta più in maniera semplice, da quell'armonia e tranquillità a cui tutti noi aspiriamo.


A questo punto necessita esercizio con esempio per capirci.
Immaginate di fare il seguente esercizio:
Come vi sentite? Quali sono quei pensieri che non vi fanno dormire la notte? 
Immaginiamo che le vostro preoccupazioni sono incentrate su una eccessiva focosità del vostro animo che vi stà procurando qualche guaio più del solito... quindi il vostro eccesso è fuoco e la vostra carenza è il suo opposto quindi acqua...
Fuoco e Acqua saranno due trigrammi sulla scala dell'armonia, l'uno segnalerà la vostra eccedenza l'altro la vostra carenza.... quindi due misure vere e proprie!

E anche a questo punto proviamo un esercizio insieme (per questa volta senza perderci nel significato di trigrammi ed esagrammi):
  • Prendetevi un attimo e concentratevi,
  • Su cosa siete carenti nel vostro carattere per sentirvi meglio nel mondo?
  • In cosa il vostro carattere eccede e che avreste bisogno di morigerare per sentirvi meglio nel mondo?
  • Scrivetelo su un foglio diviso in due mettendo le eccedenze su una colonna e sull'altra le carenze.
  • Ripetete l'esercizio fino a che il foglio non sarà pieno... 
  • Ora nascondete le carenze.
  • Sulle vostre eccedenze chiedetevi, una per una, come calmierarle o sfogarle in maniera che incidano meno sul vostro carattere, ad esempio se una vostra eccedenza è il nervosismo, e per rilassarvi dovete fare ginnastica, programmate la vostra settimana in modo che potete fare molta ginnastica.
  • Fatte le eccedenze passiamo alle carenze girando il foglio e nascondendo le eccedenze.
  • Sulle vostre carenze chiedetevi, una per una, come fortificarle in maniera che incidano di più sul vostro carattere, ad esempio se una vostra carenza è la sicurezza in voi stessi, e un'attività che vi rende più sicuri è dipingere, programmate la vostra settimana in modo che potete dipingere molto e con tranquillità.
  • Ora aprite il foglio e verificate di poter integrare tutte le attività, dandogli una priorità e una importanza...quindi ..... AGITE ORA!

ok, questo è tutto alla prossima!

giovedì 24 febbraio 2011

Il simbolo del Tao

Il simbolo del Tao è spesso un argomento trascurato, a volte relegato a mero simbolo, altre volte frainteso.

Proviamo a dipanare un po' il significato di questo simbolo.

La prima cosa che bisogna considerare è il fatto che ci sono due colori: il bianco e il nero

Fra loro sono due colori opposti ma complementari, con il bianco puro e il nero puro, mescolati fra loro si possono ottenere tutte le sfumature di grigio pensabili.

Questo sta ad indicare il fatto che prendendo i due estremi di una qualsiasi prospettiva, e moderandoli tra loro, si possono individuare se non tutte le posizioni possibili, almeno quelle principali.

Notiamo inoltre che la parte bianca ha un punto nero e la parte nera ha un punto bianco, questo indica che il puro bianco non esiste così come il nero puro, ovvero che l'estremo assoluto non può esistere nella realtà, cioè ci sarà una posizione o prospettiva più estrema di quello che ci sembra già estremo...
In pratica il limite in una qualsiasi prospettiva è solo una illusione.

Altra considerazione è il fatto che la separazione tra la parte bianca e la parte nera non è netta ma è simile ad una S, ossia che gli estremi si mescolano tra loro e non sono poi così estremi come si può pensare...
In pratica quando si confrontano due posizioni agli antipodi tra loro ci sono sempre dei confini che sono in contatto tra loro o che addirittura sono un ottimo canale per trovare punti in comune.

Altra caratteristica di questo simbolo è il fatto che è inserito all'interno di un cerchio.
Senza entrare troppo nel metafisico e nell'alchimia orientale, basta dire che i cinesi, così come gli antichi greci, sapevano già che la terra era una palla, che gira intorno al sole, e che il nostro sistema solare è eliocentrico.
Questo fatto che tutto si può rappresentare come un cerchio ha fatto pensare che il simbolo universale possa essere un cerchio, o qualcosa di simile.

In pratica il nostro simbolo è in un cerchio perché tutto l'universo potrebbe semplicemente essere rappresentato dal cerchio.

E ora tiriamo le somme :
Il simbolo del Tao invita ad:
  • Moderare la presa di posizione in quanto tutte le posizioni sono solo sfumature tra due estremi
  • Moderare le avversità in quanto due posizioni che sembrano inconciliabili a volte sono più simili di quello che si possa immaginare
  • Comprendere le altre posizioni in quanto potremmo intravedere i punti comuni con le nostre credenze 
  • Abbandonare ogni posizione intransigente in quanto spesso questa posizione crolla su sè stessa confrontandosi con altre realtà.
  • In pratica spogliarsi degli orpelli mentali che spesso sono solo limiti immaginari.

Proviamo un esempio pratico:
In cosa siete assolutamente certi? Ad esempio che esista un grande complotto, oppure che esistono gli angeli, o gli alieni....

Bene, prendete questa credenza e provate a scrivere su un foglio diviso a metà perché ci credete, su questa colonna in alto scrivete Yang o mie o verità o quello che volete, per porre in contrasto con la seconda colonna, dove dovrete, per ogni affermazione, trovare esattamente il supporto alla teoria contraria.
In alto su questa colonna scrivete Yin, falsità, altrui o qualunque cosa che vi permetta di trovare le frasi più idonee.

Ok, fatto questo con la cancellina, o con qualsiasi altro strumento cancellate le intestazioni e invertitele, adesso la verità è l'opposto della vostra credenza, immaginate quindi di dover combattere con il vostro io passato tentando di sostenere la nuova prospettiva.

Ci siete riusciti? Siete stati sufficientemente convincenti?
Ottimo, ora piegate e nascondete la parte che avete appena sostenuto e che all'inizio consideravate falsità, cancellate l'intestazione della colonna ed ora, su ogni affermazione che avevate scritto convinti che all'inizio fosse la verità, dategli un voto da 1 a 10 a seconda che le sentiate ancora totalmente vere(10) o completamente false(1) .....
Che è successo? Ci sono tanti 5 e 6 ? Allora ci sente riusciti! Altrimenti riprovate!

venerdì 4 febbraio 2011

Chakra e Tanden: Archetipi o Reali?

Abbiamo già affrontato precedentemente gli archetipi e i loro significati nelle varie discipline.
Avevamo inoltre tentato di tirare le somme, tentando di dare struttura a questa entità, a prescindere dal campo di applicazione (psicologico, antropologico, sociologico, ecc.)
Riporto per comodità la conclusione a cui eravamo pervenuti su cosa sia un archetipo:

Un archetipo ha quindi:
  • Nome
  • Emozione
  • Può essere rappresentato secondo i 5 sensi (Visivo, Uditivo, Olfattivo, Gustativo, Cenestetico)
  • Ha una componente conscia e una inconscia
  • Un comportamento associato
  • Un riconoscimento socio-antropologico (riconosciuto da un numero più o meno limitato di persone)

Magari questa lista non sarà completa ma ci può aiutare a per l'argomento che qui voglio ora affrontare.

Partiamo con il dire che la cultura del fiume Giallo e quella del fiume Indo si differenziarono anche per l'individuazione di zone corporee che secondo le due scuole di pensiero regolerebbero le funzioni vitali sia fisiche che psicologiche, oltre che spirituali.

La cultura del fiume Indo chiama queste zone Chakra, mentre quella del fiume Giallo li definisce Tanden.
In entrambi i casi queste zone sono simili a commutatori di energia, ovvero prendono un certo tipo di energia e la commutano in ciò che serve per il funzionamento dell'uomo nella sua integrità fisica, psicologica e spirituale.

di seguito riporto la distinzione tra Chakra e Tanden:

Chakra Tanden
scuola di origine Fiume Indo Fiume giallo
energia utilizzata Prana Ki (o Ji o chi a seconda di come lo si pronuncia
numero di punti/zone sul corpo 7 3
rappresentazione valvola di prana il quale gira a 360 per 360 prima di attuare la commutazione valvola di Ki, non ha una dislocazione ben precisa ed è una zona più che un punto preciso
tipo di commutazione diretta: il prana si trasforma direttamente in ciò che serve all'organismo indiretta : da energia agli organi i quali fanno poi la lavorazione delle risorse dentro l'organismo


Quindi Chakra e Tanden alla fine sono cose molto diverse (in un futuro post parlerò della differenza tra Ki e Prana), si trovano dislocati in punti differenti, funzionano in maniera differente, differente è la loro rappresentazione e differente è l'energia che usano.... ma una cosa hanno in comune: ovvero sono archetipi, cioè tramite la visualizzazione possiamo interagire con loro e a seconda del livello di pratica ottenere realmente sul nostro corpo e la nostra psiche dei mutamenti, più o meno evidenti....

Se questo è vero allora ci deve essere una spiegazione scientifica, quindi proviamo a trovarla... per questo post proviamo con i Tanden.

I Tanden come sopra detto sono tre, dislocati nel corpo come zone:

La prima zona chiamata "centro viscerale" o Seika tanden o kikai tanden si troverebbe nella zona addominale, sotto l'ombelico (i saggi dicono circa quattro centimetri).
Questo Tanden sarebbe collegato cone le forze fisiche e materiali, con il senso della vita e della morte, e con le cose primordiali.
Per la scienza lì c'è la parte media e finale dell'aparato digerente, oltre che il baricentro umano, recenti studi hanno verificato la presenza di parecchie cellule nervose tanto che sui giornali e le agenzie di stampa era scritto "trovato un secondo cervello nello stomaco"...... giornalisti.....

La seconda zona che prendiamo in considerazione è il Chudan tanden o "centro mediano" si trova nel torace all'altezza del cuore.
Sarebbe dove l'ambiente nella sua completezza (relazioni comprese) viene "elaborato" per trasformarsi poi in interazioni con l'esterno.
Per la scienza ci stà nella stessa zona cuore, polmoni e trachea, il cuore emette un flebile segnale elettrico, rilevabile dall'elettrocardiogramma, e regola in generale il calore corporeo tramite l'afflusso di sangue, i polmoni invece sfruttano l'aria per trovare ossigeno, mentre la trachea "parte" dai polmoni e "finisce" nelle corde vocali... insomma polmoni: respirazione; cuore: calore, elettricità; trachea : aria e suono.... se non è relazione con l'ambiente questa....

Terza e ultima zona: Jodan tanden; questo si trova tra le sopracciglia nel centro della testa(in realtà sarebbe tutta la testa ma ai principianti gli si dice così)... quindi alla fine il cervello....
Per il taoismo è la zona della consapevolezza, del raziocinio, della spiritualità.
Per la scienza.... bè il cervello è la sede della nostra mente e di tutto quello che ne concerne....

Quindi i Tanden sono alla fine delle zone anche fisiche nel corpo umano.

Secondo la tradizione dovrebbero esssere visualizzati come doppie spirali in rotazione, insomma qualcosa di simile alle rappresentazioni attuali delle galassie per intenderci.

Esercizi:

L'esercizio sul Tanden viscerale:
Mettiamoci seduti in posizione seiza, schiena bella dritta e spalle rilassate, mani con i palmi verso l'alto, mani rilassate.
Da qui iniziamo a respirare profondamente partendo dal diaframma, lentamente senza sforzare, chidendo gli occhi visualizziamo una galassia che rotea su sè stessa nel primo Tanden, prima piccola, poi che si allarga lentamente sempre di più, fino a coprire la nostra vera galassia... rimaniamo un po' così e lentamente rimpiccioliamo la nostra visualizzazione fino a farla tornare dentro il nostro Tanden.... riapriamo gli occhi e se proprio vogliamo seguire le tradizione portiamo la fronte verso il pavimento, come da saluto, ringraziando l'universo di essere qui....se proprio volete fare i tradizionalisti la posizione è con fronte verso sud..... (che esagerati stì giapponesi!)
Come ci sentiamo dopo? Che sensazione abbiamo?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Come sono le nostre percezioni? Aumentate?

Qualcuno dice che con questo esercizio si collega con tutte le civiltà della nostra galassia e di tutti i tempi, altri invece che si "ricaricano" di energia cosmica (tipo batterie per intenderci..) io semplicemente mi sento meglio, più rilassato...anche nei confronti dell'universo.... il che mi basta e mi avanza......

L'esercizio sul Tanden medio:
Sempre in seiza, con mani sul cuore, palmi rivolti verso il corpo, chiudiamo gli occhi, respirazione dal diaframma, lunga, intensa, tranquilla.
Visualizziamo il nostro corpo, poi lo rendiamo trasparente e immaginiamo di vedere dei canali che passano per il tanden... come sono questi canali? grigi? sporchi? Immaginiamo di ripulirli facendo partire un flusso dorato (argentato se vi aggrada di più) dal Tanden, continuamo fino a che tutti i canali non saranno ripuliti.
Usciamo dalla meditazione come nell'esercizio precedente.
Come vi sentite? Quali Sensazioni?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Vi sentite più leggeri? O più pesanti? 

Qualcuno dice che con questo esercizio poi ha una percezione più intensa delle proprie emozioni e si libera dalle emozioni "negative"...

Esercizio su Tanden Superiore
Sempre Seiza, mani con i palmi verso l'alto, mani rilassate.
Respiro sempre da diaframma.
Visualizzo una colonna di luce che illumina il tanden, liberando così la mente da dolori e preoccupazioni, pensieri negativi e perplessità svaniscono.
Usciamo dalla meditazione come nell'esercizio precedente.
Come vi sentite? Quali Sensazioni?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Vi sentite più liberi dalle preoccupazioni? o cosa?

Alcuni con questo esercizio parlano di connessioni con l'universo, acquisizione di energie cosmiche, illuminazioni, aumento di intelligenza.... manca solo che gli faccia pure un caffè.... ma se vi sentite più liberi dal peso della vita... bè... è già un gran successo!!!

giovedì 20 gennaio 2011

Il maestro nella meditazione: Se incontri un Budda per strada, uccidilo!!

Se incontri un Budda per strada, uccidilo!
Questo è un simpatico Koan che racchiude in se la visione che si deve avere nei confronti di persone che si mostrano a noi come i "veri illuminati", detentori di verità a loro dire "assolute".

Nella meditazione molte volte la si impara da uno o più maestri, o che noi riteniamo tali.
La cosa interessante è il ciclo che si crea tra allievo e maestro....

"Maestro" o "Maestra" mi sa un po' da scuola elementare ....
L'insegnante in oriente, specialmente in Giappone, lo si definisce Sensei... ma in giappone Sensei ha anche significato sarcastico di "presunto leader megalomane" .... quindi il termine con questa doppia accezione è molto Taoista!
La cosa interessante è che se esiste un Sensei esiste anche un Senpai (studente anziano) e quindi un San (semplicemente sig./sig.ra, che nelle arti marziali sarebbe il novizio)... in giapponese esistono tante sfumature tra questi tre termini, ma mi fermo qui per brevità.

Ma partiamo con la prima fase:

Le persone, prima di intraprendere un percorso qualsiasi di meditazione o pratica relativa (arti marziali, pratiche olistiche, ecc.), si informano, acquisendo un enorme bagaglio di conoscenze alla rinfusa, spesso contrastanti tra loro, alcune addirittura errate o capite malissimo....

Sebbene tutto, la persona si guarda intorno, un po' smarrita, sognando qualcuno che lo aiuti a dirimere un po' di nebbia.

Se si ha fortuna, un po' di prudenza, e a volte pazienza, si incontra un Sensei, diventando così San in una determinata disciplina.

In questo primo passo spesso si inizia ad ammirare le doti del Sensei, tentando di acquisire il più possibile, venendo ad essere quasi abbagliati dalla bravura del maestro....

....da parte del maestro le gatte da pelare non sono poche...

L'allievo più "inspirato" è spesso quello che ha tantissime nozioni alla rinfusa, una confusione mentale ai massimi livelli, e riuscire ad ordinargli le idee e snebbiarlo da falsi preconcetti è un lavoraccio degno del lavoro in miniera di carbone.....

Il Sensei però ha degli alleati: i Senpai, i quali sono allievi anziani, quasi maestri a loro volta, che seguendo le indicazioni del Sensei affiancano l'allievo, e tentano di assisterlo, specialmente nell'evitare errori e inconvenienti vari....

L'allievo di per sé vede i Senpai con invidia, vorrebbe essere al loro posto e spesso non capisce come questi siano arrivati a certi livelli.

In questa fase: Il Sensei mostra al San cosa fare e come
Emozione del San per il Sensei: Affetto, in alcuni casi quasi cieco
Emozione del Sensei per il San: Preoccupazione!! Tanta preoccupazione!


Seconda fase:

Una volta che l'allievo inizia a snebbiarsi la mente dai falsi preconcetti, e dalle false informazioni, inizia a provare soddisfazione per sé stesso, vede il Senpai come un amico, e inizia ad intravedere i difetti del Sensei, specialmente quando viene richiamato anche in maniera brusca del tipo:
"Tu fai questo da tanto e non l'hai ancola impalato bene! 
Col cavolo che io passale te a livello successivo!"
Per il Sensei si intrufola l'idea che se l'allievo non lo si tiene in tensione si potrebbe generare una serie di meccanismi di autovalutazione erronei, quindi è la fase in cui il Sensei vuole dimostrare di essere uno di quelli bravi e professionali, creando anche barriere emotive, e così facendo mostrando il fianco delle proprie emozioni (Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido, diceva che quando si è troppo rigidi si perde l'equilibrio).

Anche in questa fase intervengono i Senpai, che questa volta prendono le difese dell'allievo, grazie a questi validi collaboratori, un bravo Sensei capisce come ritornare ad una critica equilibrata nei confronti dell'allievo, sempre e comunque tenendolo in tensione, ma facendo capire all'allievo che è sulla strada giusta.


In questa fase: Il San fa, il Sensei giudica
Emozione del San per il Sensei: Affetto, ma diventa anche critico
Emozione del Sensei per il San: Affetto, interesse, condita con un po' di preoccupazione

Terza fase:

L'allievo apprende in maniera disciplinata l'arte del Sensei, si appoggia ai Senpai per le delucidazione e usa i Senpai come cartina tornasole del proprio avanzamento, la soddisfazione per la disciplina aumenta così come l'ammirazione per i Senpai, mentre nei confronti del Sensei si insinua risentimento, a volte quasi un fastidio viscerale....

Per il Senpai la vita si fà più semplice, diventa ago della bilancia tra Sensei e San, imparando come in futuro poter anche come insegnare.

Per il Sensei è il momento più oscuro... rimane interdetto se far passare ai livelli successivi il San o farlo rimanere in quello stato, sa che se sceglie il momento sbagliato, anticipando il passaggio il suo allievo si monterà la testa, e di sicuro combinerà problemi, se invece ritarderà il passaggio rischia di stancare l'allievo, facendogli abbandonare il percorso....


In questa fase: Il San e il Sensei praticano fianco a fianco
Emozione del San per il Sensei: Disaffezione, a volte vero odio
Emozione del Sensei per il San: Rimane interdetto, sa che deve prendere l'attimo e che se sbaglia sarà un disastro


Quarta fase:

L'allievo è diventato un Senpai, il braccio destro o sinistro del Sensei, inizia a rivalutare il Sensei, comprendendo un po' alla volta i motivi del comportamento del suo maestro, l'arte e la disciplina diventano cosa di tutti i giorni.

Il nuovo Senpai quindi vive nell'arte del maestro e nella disciplina, ringraziando i vecchi Senpai che nel frattempo si sono allontanati diventando a loro volta Sensei, sa che anche lui prima o dopo sarà un Sensei, ma non ha fretta, anzi, quasi gli dispiace passare a una fase successiva.

Il Sensei in questa fase è al suo picco d'orgoglio, ha un nuovo Senpai, ha sudato venti camice per insegnargli l'arte e la disciplina, sa che ha fatto un buon lavoro, vedendo il proprio allievo che è arrivato ad un buon livello ha quasi tristezza nel sapere che la fase successiva può essere solo l'abbandono come nuovo Sensei di quell'allievo che si è dato da fare.

Osserva con attenzione il suo allievo dandogli consigli su come, un po' alla volta, imparare ad insegnare.


In questa fase: Il Senpai mostra, il Sensei osserva, i due dialogano alla pari

Emozione del Senpai per il Sensei: Perdono ed empatia per il maestro, grande rispetto
Emozione del Sensei per il Senpai: Soddisfazione e un po' di tristezza

Quinta Fase:

A questo punto il Senpai inizia a verificare e sperimentare strade che il proprio Sensei non ha avuto tempo o modo di percorrere, si confronta con il maestro come ad un fratello maggiore, nei confronti degli allievi più giovani tenta di aiutarli come può, anche a volte parlando chiaramente con il proprio Sensei.

Per il Sensei è il tempo di raccolta, si confronta con il proprio Senpai, discute con lui su come evolvere le tecniche di insegnamento, e la stessa disciplina e arte, insegna al proprio Senpai come sfruttare le doti di Sensei, capisce di non aver perso tempo.


In questa fase: Il Senpai evolve, il Sensei evolve

Emozione del Senpai per il Sensei: Riconoscenza e rispetto
Emozione del Sensei per il Senpai: Rispetto, soddisfazione e un po' di tristezza

E infine...

E infine colui che ha iniziato come allievo esce come Sensei...
E il Sensei per ogni allievo che esce, cresce, facendo crescere le proprie capacità, la propria arte, la divulgazione della propria disciplina....
Entrambi si assumono il rischio di evolvere, coscienti che a volte potrebbero essere delusi, amareggiati, o altro.

Ma non sempre...

Ma non sempre è una storia a lieto fine, ci sono allievi che fraintendono le parole e gli atti dell'insegnante, insegnanti che non insegnano, Senpai assenti.... falsi profeti e false discipline e arti... ma se una cosa interessa non ci si deve scoraggiare ma provare, provare, provare.... a volte anche provare a cambiare insegnante.... o allievi....

Per oggi questo è tutto, alla prossima settimana!

giovedì 6 gennaio 2011

Autocritica: "dove ho sbagliato?"

Dopo la pausa per le festività ritorniamo a parlare di meditazione andando a toccare un argomento un po' critico: l'autocritica


Wikipedia definisce l'autocritica come:
L'autocritica è esaminare e giudicare il proprio comportamento al fine di migliorarlo.
.............
È il risultato di una rigorosa riflessione personale e di gruppo.

L'autocritica in occidente nasce in ambito politico e in special modo nell'applicazione dell'ambito Marxista.
Sempre in politica diventa pratica e metodologia primaria del Maoismo.
In questo ambito viene utilizzata per risolvere i problemi di partito sia ideologici che pratici che amministrativi, oltre che per far umiliare pubblicamente dissidenti e oppositori politici.





Con altra accezzione e in un altro ambito rientra nella fede cristiana con la denominazione "Esame di coscienza", ottenendo nella fede cattolica una pratica dedicata chiamata "Confessione dei peccati".



Fatta questa precisazione storico culturale, l'abbandoniamo, dedicandoci ad alcuni studi di tipo psicologico e sociali (psico-sociale) su questa pratica, spesso inconscia, ed a volte molto nociva.

Nella psicologia si studia le modalità di autocritica nei casi di ansiosità e di depressione, ottenendo l'indentificazione di quella che viene chiamata "autocritica svalutativa" 

L'autocritica svalutativa è quella modalità di giudizio nei confronti di sè stessi atta al deprezzamento delle proprie capacità, affettività, emotività e instintualità, oltre che della propria intelligenza.
In pratica è come rovesciarsi addosso una serie di vagonate di spazzatura, per poi sguazzarci dentro.
Diventa chiaro che questo tipo di autocritica non ci aiuta nè ci fà crescere, anzi ci sminuisce di fronte ai nostri stessi occhi inducendoci uno stato di bassa autostima....

Definita l'autocritica svalutativa e capendo che non ci può essere utile, la psicologia ci viene in soccorso definendo "l'autocritica rivalutativa".

Questo tipo di autocritica si basa proprio sulla propria autostima e la misura di essa.
Una persona con una buona autostima ha la forza di analizzare sè stesso, comprenderne gli errori e i problemi, e successivamente trovare soluzioni e continui metodi di migliormanto, in pratica è il mettersi in gioco in continuazione, cosciente dei possibili fallimenti, e dei possibili successi.

Nel mondo orientale e della filosofia taoista esiste quella pratica che spesso viene chiamata "il ridere di sè"

Proviamo un po' esercizi:
Immaginate di vedervi allo specchio, qual'è la cosa che trovate più buffa di voi?
Se non trovate nulla, guardate meglio... ma se proprio non la trovate vi consiglio di rimettere i piedi per terra....
Se trovate tutto di ridicolo, cercate quello che invece vi piace di voi... se non lo trovate cercate meglio... se ancora non lo trovate vi consiglio di giudicarvi un po' meglio, e trovare i punti del vostro aspetto che potete migliorare subito ... magari rimpinguando la vostra autostima....

Questo esercizio serve per ricordarvi che siamo umani, buffi, ma non troppo, seri, si fà per dire....

.... noi tutti viviamo una commedia, che stà a noi recitarla, secondo un copione che dobbiamo inventarci al momento, su un palco enorme chiamato realtà....
Se vi sentite seri, sorridete ... siete buffi!
Se piangete, sorridete ... siete buffi!
Se vi sentite arrabbiati, sorridete ... siete buffissimi!!!
Da questo principio si basa l'autocritica taoista "ridere di sè".


Una volta che riuscite realmente a sorridere di voi stessi, anche se un secondo prima vi siete arrabbiati, avete pianto, o peggio ancora vi siete sentiti seri, benvenuti nel club dei beati taoisti ...


Secondo il taoismo infatti anche i santi e i profeti non possono essere sempre seri, anzi...


L'autocritica taoista si fonda infatti sulla similitudine tra animali buffi e l'uomo....
ad esempio una scimmia

Riuscireste a imitare una scimmia? Fatelo!
Come vi sentite? Buffi? Bravi!

Cosa di voi era più scimmiesco? Magari siete pelosi come una scimmia, oppure riuscite bene a emettere il verso della scimmia, o qualsiasi altra cosa...
Adesso provate a pensare di vedervi da fuori che imitate la scimmia... siete buffi vero? State sorridendo... O sbaglio?

Se non ci riuscite con la scimmia provate con qualsiasi altro animale che trovate buffo...

Bene! Fatto quest'ultimo esercizio ora a ritorniamo in noi:
Cosa della vostra vita è buffa?
E cosa vorreste migliorare?
Come fareste?
Qual'è la prima azione che potete fare?
Quali potrebbero essere gli ostacoli?
Come superarli?

Meditate su questo, potete usare :

E mentre lo fate ricordate... sorridete... siete buffi come un re delle scimmie!!!!!

giovedì 16 dicembre 2010

Archetipo: un soggetto di meditazioni interessante

La parola archetipo è stata usata in molti campi, e spesso viene abusata da quel ramo della new-age che tratta delle entità percepibili ma non sensibili come ad esempio angeli, fantasmi, ecc. cioè tutto quello soggetto alla nostra percezione ma che non è rilevabile tramite i nostri sensi.

In realtà la parola archetipo ha un significato ben preciso ma per arrivarci dobbiamo provare a mettere insieme le varie prospettive e vedere se esso può avere a che fare con la meditazione o una sua pratica.

Partiamo dall'etimologia della parola archetipo:
- Archè vuol dire originale
- Tipo può significare immagine, modello, marchio, esemplare, ecc.


Detto questo vediamo in campo filosofico:
In filosofia un arhcetipo è una forma prima, primitiva, originale di pensiero, sia della sua forma che del suo contenuto, in pratica dato un pensiero primo (o indivisibile), esso è un archetipo se non è derivabile in tutto o in sua parte da altri pensieri... pura teoretica... ma potrebbe essere utile...


In ambito delle scienze della comunicazione:
Nell'ambito letterario e in generale dei mass-media (giornali, tv, internet, ecc.) un archetipo è una tipologia ad esempio di personaggio, come ad esempio l'eroe, l'antieroe, il cattivo, ecc.



In sociologia :
Un archetipo è un determinato comportamento che viene inquadrato in una o più categorie, ad esempio il ribelle, l'allievo modello, il genio, lo stupido, il diplomatico, il timido, ecc.
 
Vediamo in psicologia e più precisamente in psicoanalisi:
Carl G. Jung e il gruppo di psicoanalisti che lo seguirono, si addentrarono nella psiche umana e dovendo definire le idee innate le chiamarono archetipi.
La connotazione più interessante di un archetipo per Jung e il suo gruppo, è il fatto della loro connotazione emotiva.
In pratica un archetipo è un'idea con connotazione emotiva, probabilmente in parte derivata da eventi emotivi che acquisiscono connotazione anche simbolica, in più esso ha una parte conscia e una inconscia.

Detto questo proviamo a tirare le somme: cos'è un archetipo?
Un archetipo è un'idea che ha nella mente forma sensibile (simbolica) con contenuto emotivamente significativo, che è connesso ad un certo tipo di comportamento, e può essere riconosciuto da un gruppo di persone ed è connotato da un nome (nominalizzato)

Un archetipo ha quindi:
  • Nome
  • Emozione
  • Può essere rappresentato secondo i 5 sensi (Visivo, Uditivo, Olfattivo, Gustativo, Cenestetico)
  • Ha una componente conscia e una inconscia
  • Un comportamento associato
  • Un riconoscimento socio-antropologico (riconosciuto da un numero più o meno limitato di persone)

Bene ... a questo punto cosa centrano gli archetipi con la meditazione?
Abbiamo visto che i soggetti della meditazione possono essere anche aspetti cognitivi (post mappe), inoltre la meditazione permette di andare in profondità, facendo fuoriuscire anche emozioni o sensazioni che precedentemente erano inconsci (post respiro) oltre che meditare sul sensibile può essere utile per espandere le proprie capacità (post visualizzazione)

In pratica la meditazione si fonda su aspetti archetipali aiutandoci a comprenderci e migliorarci, migliorando quindi la nostra capacità di interpretazione, oltre che di sè anche degli altri.

Veniamo ora agli esercizi (come al solito vi invito prima a leggere le avvertenze scritte qui a fianco del post):

Esercizio 1: Meditazioni sugli archetipi infantili
Molti archetipi si creano nell'infanzia, dai genitori, dai fumetti, dalla tv, e dalle persone che in quel periodo ci circondavano.
Provate a pensare ad esempio al cartone animato che vi piaceva di più, qual'era il personaggio che più vi piaceva?
Cosa vi piaceva di lui/lei? Perchè?
Qual'era il suo comportamento?
Cosa c'è di lui/lei in voi?
Quale emozioni sentite ancora nei confronti di quel personaggio?
Che affinità esiste ad oggi tra il vostro comportamento e il suo?
A cosa vi serviva quel personaggio? Cosa vi ha insegnato? Vi serve ancora? Ha ancora qualcosa da insegnarvi? e se si cosa?
Domanda difficile : qual' è il riferimento comportamentale, ideale ed emotivo che rappresentava? ed ora?



Esercizio 2: Meditazione sul proprio destino
Il destino che cos'è se non un archetipo?
Come vi vedete tra 5 anni, tra 10 anni? tra 20 o 30 anni?
Quali sarano le cose costanti e quelle variabili di voi e del vostro carattere?
Come vi sentirete in quel periodo della vostra vita? Perchè? Per quale evento?
Domanda difficile: quali sono i simboli emotivi e quindi archetipali ricorrenti nella vostra vita e che saranno presenti anche nel futuro? E cosa determinano questi simboli nella vostra relazione con l'ambiente circostante?
Ricordatevi che la relazione con l'ambiente determina la risposta dell'ambiente stesso....


Esercizio 3: Disegnini in libertà.... 
Quando siamo annoiati e abbiamo un foglio di carta davanti e una penna facciamo spesso disegnini apparentemente senza senso ma in realtà è il nostro non-conscio che emerge...
Proviamo a fare questo esercizio:
Prendiamo un foglio di carta e una penna, chiudiamo gli occhi, respiriamo a fondo e iniziamo a fare disegnini che ci vengono appoggiando la penna, non dobbiamo sforzarci ma solo lasciare che la penna faccia segni sulla carta.
Quando siamo sazi di segni appoggiamo la penna.
Ora guardiamo quello che abbiamo fatto....
Che emozioni ci suscitano? Che idee o pensieri ci vengono in mente? Qual'è la sensazione che ci suscitano?
Scrivete le risposte su un foglio, il giorno dopo fate la stessa analisi e confrontate le risposte del giorno prima, quali le differenze, quali le somiglianze?

Bene con gli archetipi finisco qui anche se ci sarebbero da scrivere 200 libri sull'argomento... ma non vorrei annoiarvi.
Spero che anche questo post vi sia piaciuto come i precedenti.
Saluti!
 

giovedì 9 dicembre 2010

Mappe della mente: la meditazione con carta e penna!

Un altro post per sfatare il mito della meditazione come pratica "mistica":
La meditazione la si può attuare anche tramite carta e penna.
La prima cosa che ci potrebbe indurre nel contrario è l'associazione che ci hanno inculcato sullo scrivere e il concetto della prosa e dai testi greci e romani.

In oriente la scrittura di tipo ideografico ha sempre avuto una stretta correlazione con la meditazione.
Un ideogramma infatti rappresenta un concetto o una idea, il senso di quell'idea viene modificato o trasformato da altri segni aggiuntivi, o da ideogrammi successivi; in questa maniera la scrittura si trasforma in una mappa, la cui interpretazione la trasforma in significato.

In giappone la cosa addirittura si estremizza in quanto anche il tipo di segno grafico rappresenta il concetto stesso, questo ha creato il concetto di calligrafia giapponese detta anche shodo.




Un maniera efficace di meditare usando carta e penna (senza conoscere il giapponese o il cinese) è meditare disegnando schemi.
La psicologia, l'informatica e le altre materie scientifiche recenti, hanno scoperto un modo di usare la scrittura che facilitano la concettualizzazione e quindi la meditazione: la creazione di grafi.

Esistono inoltre grafi appositamente studiati per la esplicitazione e comprensione immediata di concetti ed espressioni personali e mentali.

Grafi Mentali:
  • Flow-chart
  • Mappe mentali
  • Mappe concettuali
I flow chart

I flow chart o diagrammi di flusso sono diagrammi che aiutano a rappresentare algoritmi.
Per algoritmi si intendono sequenze di azioni e scelte atte a risolvere problemi.
Come già esplicitato in precedenti post, la capacità di risolvere un problema è paragonabile se non equivalente alla capacità di gestire stress anche notevoli.
Ma approfondiamo il diagramma in questione.

Ci sono 5 fondamentali blocchi grafici:
  • Start: Inizio del processo

  • End: Fine del processo

  • Elaborate: Blocco di elaborazione

  • I/O: Blocco di acquisizione o esplicitazione delle informazioni detto anche di Input/Output

  • If: Blocco di test si/no, vero/falso


Un esempio potrebbe essere:




che molto semplicemente descrive la situazione in cui alla mattina suona la sveglia e bisogna capire se alzarsi dal letto oppure no....

Esercizio con i flow chart

Un esercizio dove poter congiungere la meditazione e i flow chart potrebbe essere tra le tante la seguente:
  1. Prendete un bel foglio di carta e una penna che scrive bene
  2. Rilassatevi e iniziate a pensare ad una volta in cui avete trovato una soluzione ad un problema
  3. Iniziate a scrivere sul foglio il blocco Start
  4. Scrivete uno dopo l'altro i passaggi che vi hanno portato alla soluzione del problema usando i blocchi Elaborate, I/O, IF
  5. Quando sentite che l'intero sistema di soluzione è stato descritto apponete il blocco End

Ora avete il vostro primo flow-chart, osservatelo, cambiereste qualcosa? Descrive esattamente ciò che avete fatto per risolvere la situazione?
Se no, evidenziate in rosso la parte che non vi aggrada, provate a prendere un'altro foglio di carta e ri-cominciate pensando, e rilassandovi, focalizzandovi con molta cura sulla parte che secondo voi deve essere rappresentata meglio.

questo esercizio potrebbe essere rappresentato in questa maniera con il flow-chart:




Le mappe mentali
Le mappe mentali sono rappresentazioni della conoscenza studiate da Tony Buzan fin dagli anni '60 e '70

Le mappe mentali, se fatte bene sono autoesplicative
(scarica la mappa con salva con nome, e analizzala bene)



Esercizio con le mappe mentali:

  1. Focalizzarsi su un argomento riferito a sè stessi
  2. Descriverlo tramite una mappa mentale
  3. Trovare nella mappa i punti deboli e quelli forti
  4. Come sanare i punti deboli e valorizzare quelli forti? 
  5. Scrivetelo come parte della mappa

Risulta più semplice migliorarsi così, o no?

Le mappe concettuali

Nel modello delle mappe concettuali :

  • La mappa si sviluppa a partire da un concetto iniziale, non radicandosi in esso
  • La logica di realizzazione è di tipo connessionista
  • Le relazioni tra i nodi sono orientate e devono essere esplicitate attraverso ad esempio verbi e connettivi.
  • La relazione tra due concetti costituisce una proposizione.
  • L’ insieme della mappa ha una struttura di significato che è data da concetti, relazioni, proposizioni.
  • Se le relazioni non sono esplicitate la mappa perde di significato.


Esercizio con le mappe concettuali
  1. Prendete la mappa mentale che avete costruito precedentemente  
  2. Provate a considerare tutti i nodi come concetti
  3. Trovate possibili relazioni tra questi concetti
  4. Eliminate quei concetti che paiono ridondanti e/o superflui
  5. Provate ad estendere la mappa concettuale tentando di esplicitare in particolar modo come sanare i punti deboli e valorizzare quelli forti
Bravi!
Avete appeno meditato in maniera molto approfondita su come migliorarvi!
Era così difficile?      Non penso...
Alla prossima!

giovedì 2 dicembre 2010

La visualizzazione: la tecnica dei bambini e dei geni

Benvenuti,
Dopo il post precedente sul respiro questa volta vorrei portarvi a considerare un altro strumento utile cioè la "visualizzazione".
Questo post l'ho suddiviso in parti tentando di creare una scheda sufficientemente completa di questa tecnica per iniziare a comprenderla.

Un po' di storia:
Questa capacità pare fosse di grandi del passato come ad esempio Leonardo, Michelangelo, e più recentemente Einstein e Von Neumann.

In occidente fino a qualche secolo fa era una capacità innata di pochi, i quali o venivano bruciati sul rogo (es.: Giordano Bruno) o diventavano famosi inventori o artisti, oggi invece è quasi una caratteristica obbligatoria per tutti coloro che hanno da fare con una creazione qualsiasi, dal costruire un muro, a progettare lo space shuttle.

Nel mondo orientale, specialmente in Cina e Giappone ma anche nei paesi dell'area sud-asiatica, è una capacità che veniva insegnata con le arti marziali, l'ingegneria, la medicina, la meditazione, e persino per la guerra (es. Sun Tzu).

Nel mondo sudamericano esistevano droghe e sostanze, che inducevano stati alterati di coscienza, che unita alla capacità di visualizzazione degli sciamani, provocavano "spostamenti di realtà"..... detta in maniera scientifica "allucinazioni" .... detta in maniera  sciamanica "passaggio ad altri mondi od ad altri livelli di coscienza"....
Molte di queste sostanze sono oggi presenti nei farmaci psicotropi e in alcune sostanze stupefacenti illegali...

Un po' di scienza:

La psichiatria ad oggi studia la visualizzazione con mezzi di ispezione celebrale, per comprendere quali aree del cervello vengono attivate nella memorizzazione, nella capacità inventive e di creazione.
Così facendo ha scoperto che, alcune persone che soffrono di un certo tipo di autismo, tramite la visualizzazione esatta di ciò che li circonda, riescono ad avere un quoziente intellettivo estremamente alto, queste persone vengono chiamate "savant" o "idioti sapienti".

La psicologia degli anni '60 e '70 studiò prima gli effetti delle sostanze psicotrope  usate dagli sciamani sudamericani, poi negli anni '80 e '90 si studiò la visualizzazione senza usare queste sostanze arrivando alle stesse conclusioni della filosofia orientale: per ottenere maggiore creatività è "sufficiente" esercizio, esercizio, esercizio
Si inizia così ad insegnare la visualizzazione agli astronauti, ai sportivi e infine anche ai politici, per poi divulgare tecniche "facili" anche per noi poveri mortali.

Cos'è :
Proviamo a partire dalla considerazione che la visualizzazione è la capacità di ricostruire e/o costruire visivamente nella mente un'immagine e/o una serie di immagini (filmati).
In pratica questa capacità è come sfruttare il cervello come un televisore o un computer con un sistema CAD.
Si basa sulla capacità del cervello di memorizzare dati visivi (immagini) per poi ricostruirli nella mente, cambiandone poi le caratteristiche (es. il colore, la forma, altro).
Come ogni capacità, essa è più o meno innata, molto sfruttata dai bambini per immaginare e sognare, ma poi, se non allenata, viene dimenticata.

Controindicazioni:
Alcuni farmaci possono alterare questa capacità, inoltre stati di depressione, ansia, a livelli cronici o non, possono indurre uno stato di incapacità nella visualizzazione.
Secondo quanto ho raccolto fino ad oggi se ne sconsiglia la pratica a chi è sottoposto a cura farmacologica con farmaci psicotropi (Psicolettici, Psicoanalettici, Psicodislettici), o chi è affetto da epilessia.
Ad oggi ho conosciuto alcuni medici specialisti nelle cure epilettiche, che hanno dovuto curare limitando la prescrizione di farmaci, che hanno insegnato specifiche tecniche di visualizzazione ai loro pazienti, ottenendo interessanti risultati, dal mondo accademico si attendono corrispettive verifiche e accreditamenti.

A cosa serve:
La visualizzazione è molto utile nella creatività e nel prevedere le conseguenze di azioni pianificate.
Tramite la visualizzazione possiamo avere un sistema di simulazione di qualsiasi cosa tramite un computer sempre aggiornato: la nostra mente!
Tramite la visualizzazione è possibile comprendere e meditare sui concetti di azione e reazione, e reinquadrarci all'interno di quel sistema complesso chiamato ambiente.
La visualizzazione infine ci permette di acquisire coscienza del nostro corpo e il suo movimento, migliorando le nostre prestazioni atletiche e/o sportive.
La visualizzazione ci permette di prevedere situazioni e poter fare scelte preventive di fornte a problemi ripetitivi abbassando così i nostri livelli di stress.

Esercizi
Per allenarsi nella visualizzazione è sufficiente fare pochi esercizi, magari tutti i giorni.

Esercizio 1:
Guardatevi intorno, trovate un oggetto specifico (di solito si inizia da un oggetto piccolo e semplice), osservatelo, studiatelo, poi chiudete gli occhi e provate a ricostruire l'immagine dell'oggetto, ci sono dettagli che vi mancano? Bene!
Aprite gli occhi e studiate ancora l'oggetto ricostruito, cercate i dettagli che vi mancavano, studiateli, poi chiudete gli occhi e provate a completare l'immagine dell'oggetto.
Se ancora non siete soddisfatti ripetete il processo di studio, analisi e ricostruzione mentale.
Alla fine avrete nella mente il vostro oggetto.
Esercizio 2:
Ricostruite nella mente un oggetto specifico e reale, poi iniziate a pensare di osservarlo da posizioni differenti, poi in movimento, e provate a farlo muovere in maniera divertente, simpatica o in qualsiasi altra maniera.
Esercizio 3:
Ricostruite nella mente un oggetto specifico e reale, poi iniziate a pensare di cambiargli il colore, la dimensione di alcuni lati, o altra caratteristica, ci riuscite? se si ok, se no, nessun problema, un bel respiro e con calma riprovate
Esercizio 4:
Ricostruite nella mente un oggetto specifico e reale, poi iniziate a pensare di cambiargli alcune caratteristiche (colore, forma) ed osservatelo in posizioni differenti mentre si muove nello spazio

Commenti finali:
Siete riusciti in questi esercizi? Quanto ci avete messo? Vi risulta semplice?
Ora un po' alla volta provate con oggetti sempre più complessi, poi provate con insiemi di oggetti e infine avrete riacquisito la capacità di immaginare interi mondi, oggetti più o meno complessi, ecc., così come facevate da bambini.
Così come si esercita la visualizzazione con immagini così la visualizzazione può essere fatta con suoni, musica, odori, sapori, sensazioni fisiche (tatto, calore, ecc.).
Si dice che Beethoven a causa della sua sordità riuscisse a comporre la musica nella sua mente.... dicesi questo processo "Visualizzazione Uditiva".
Dato che i sensi sono 5, 5 saranno i tipi di visualizzazione:
Senso -> tipo di visualizzazione
Vista -> visualizzazione visiva
Udito -> visualizzazione uditiva
Tatto -> visualizzazione tattile
Olftatto -> visualizzazione olfattiva
Gusto -> visualizzazione gustativa
Per coloro che contemporaneamente riescono a fare tutte e 5 le visualizzazioni  per lo stesso oggetto si chiama anche visualizzazione totale.
Questo tipo di visualizzazione è una capacità che permette di essere molto vicino ai molti grandi del passato, oltre che avere delle capacità creative praticamente illimitate.


Con questo per ora è tutto,
Buon esercizio!

giovedì 25 novembre 2010

Respiro della vita.....

Abbiamo visto nei post precedenti che lo stress cattivo, chiamato distress, può produrre patologie fisiche anche gravi.
Il primo effetto fisiologico che il distress produce è sul respiro e la respirazione:
Apnee, iperventilazione, respirazione contratta, ecc. produce alla lunga sui polmoni, la trachea e gli altri organi del respiro, oltre che all'ossigenazione del sangue, problematiche non indifferenti che poi si trasformano in patologie fisiologiche.

Come poter respirare in modo corretto anche quando siamo sotto l'effetto del distress?

La questione su come respirare in maniera opportuna anche in situazioni di stress, è una domanda che fin dalle sue origini si è posto anche il Taoismo.

Il Taoismo è tra le altre cose una filosofia che si è posta l'obiettivo di studiare tecniche per allungare il più possibile la vita, prossimamente affronterò l'argomento sul Taoismo e mi serviranno vari post, ma ora torniamo al respiro...

I polmoni, per semplificare, dobbiamo immaginarli come una pompa per la bicicletta: quando il pistone sale, l'aria viene inspirata, quando scende l'aria viene espirata.

Immaginate ora che, per la fretta, il pistone non riesce a fare tutta la corsa, l'aria inspirata e quella espirata non sarà l'intera capacità possibile della pompa, teniamo inoltre conto che la nostra pompa chiamata "polmoni" è calibrata per poter ossigenare il sangue in maniera corretta.

Pare chiaro che questa situazione determina quantomeno la mancata ossigenazione del sangue, comportando il fatto che perlomeno l'invecchiamento accelera così come il rallentamento del rinnovamento cellulare.

In poche parole se respiriamo troppo in fretta rispetto alla nostra attuale necessità, rischiamo di invecchiare prima, oltre che ad una iperventilazione, all'acceleramento di possibili necrosi, a ricadute nelle malattie, e vari altri sintomi.

Nella respirazione sono coinvolti oltre ai polmoni anche altri organi quali il diaframma, la trachea, naso, laringe e bocca....

Oggi che siamo presi da mille frenesie ci siamo dimenticati perfino come si respira, ma alcune pratiche di respirazione provenienti dal mondo dal mondo della meditazione Taoista potrebbero aiutarci.

Prima degli esercizi è doveroso che vi leggiate le "AVVERTENZE" qui a fianco.


Il primo esercizio viene chiamato "osservazione del respiro":
Semplicemente fermiamoci un attimo e proviamo a percepire meglio come respiriamo, proviamo a capire di quanto i polmoni si riempiono, come il diaframma ci aiuta a respirare, prendiamo coscienza del funzionamento della nostra respirazione e poniamoci la domanda di: quanto respiriamo?
Respiriamo completamente inspirando in maniera da assorbire abbastanza aria per ossigenare i nostri polmoni?
Espiriamo in maniera completa così da espellere l'aria cattiva?
Qual'è la posizione del nostro busto al fine di aumentare in maniera naturale e senza forzare la quantità di aria che immettiamo nei nostri polmoni, e per espellere bene l'aria cattiva?
Proviamo a tirare indietro le spalle come cambia il respiro?
Come ci sentiamo?
Per caso proviamo sensazioni diverse e se si quali?
Meditiamo un attimo su quello che abbiamo provato e cerchiamo di sentirci il meglio possibile......
Che ne dite? Funziona? Come vi sentite? Datemi i vostri commenti, saranno utili anche a me!

Ora iniziamo con un secondo esercizio, questa volta con un po' di cautela, se soffrite di sangue dal naso è meglio che lo facciate senza forzare troppo.... ma niente paura, nulla di eccezionale, se potete soffiarvi il naso potete fare anche questo esercizio (prima leggete tutto e poi fate):
Spingete per tre volte l'aria fuori dal naso come quando vi soffiate il naso, questi tre piccoli colpetti di aria dal naso devono essere rapidi e brevi, e dovreste sentire l'aria che esce dal naso, fatto questo esercizio ponetevi la domanda, ora come me lo sento il naso? Mi sono reso conto che il naso è importante per inspirare? Ora inspirate dal naso ed espirate dalla bocca.... e quando vi accorgerete di inspirare dalla bocca rifate questo esercizio..... e ritornerete a respirare correttamente.
I medici che si occupano del respiro (pneumologi) dicono che il corretto modo di respirare è: inspirare dal naso ed espirare dalla bocca, questo perché il naso è un naturale filtro, mentre dalla bocca, non essendoci filtri è meglio espirare.

Ora un ultimo esercizio, ma prima la spiegazione:
Un altro problema riguardante il respiro è il fatto che i nostri polmoni, quando siamo sotto stress, non riescono completamente ad espandersi a causa dell'irrigidimento del diaframma (il muscolo che facilita la respirazione).
Questo ultimo esercizio sfrutta la capacità funzionale sia dei polmoni che del diaframma, quindi se hai patologie o problemi di respirazione evita questo esercizio:
Parte iniziale: Prima di tutto espiriamo portando il diaframma a spingere il più possibile fuori l'aria, vi capiterà di sentire la pancia contrarsi, allora avete ben iniziato l'esercizio!
Punto 1: Ora che tutta l'aria cattiva è fuori inspiriamo dal naso lentamente, profondamente e cerchiamo di far entrare l'aria fino alla parte bassa dei polmoni sentiremo la pancia gonfiarsi, poi i polmoni e continuate fintanto che sentirete i vostri sazi.
Punto 2: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato
Punto 3: E poi inspiriamo ancora finché i nostri polmoni non diranno basta sempre lentamente
Punto 4: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato
Punto 5: Espiriamo dalla bocca portando il diaframma a spingere il più possibile fuori l'aria sempre lentamente
Punto 6: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato 
Punto 7: E poi espiriamo ancora finché i nostri polmoni non diranno basta sempre lentamente
Punto 8: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato
Punto 9: Ripetete per altre due volte dal "Punto 1"

I vecchi taoisti tenevano tre monetine nella mano, e ad ogni respirazione lanciavano una monetina in una tazza, tenendo così il conto delle respirazioni

Finito l'esercizio come vi siete sentiti? Quali emozioni, sensazioni avete provato?
Le prime volte potreste sentire come se i polmoni si espandessero all'infinito, chi fuma gli verrà da tossire.... ma niente paura, se siete stati accorti e avete seguito le avvertenze sempre presenti al lato del post nessun problema!

Ed ora? Com'è il vostro respiro?

Le immagini sono di wikipedia, belle no? Allora sosteniamola!

Bene, fatemi sapere come è andata con questi esercizi se li provate, ok?

giovedì 18 novembre 2010

Eustress: Quando lo stress è più che utile

Nel post precedente mi sono dilungato molto su quello che è lo stress in special modo lo stress cattivo, ovvero il distress.
In questo post invece vorrei approfondire lo stress "buono" ovvero l'eustress.

L'eustress si manifesta nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un problema e riusciamo prima o dopo a trovare e scegliere la soluzione più attinente all'ambiente che ci circonda.



Se vediamo lo schema a sinistra e lo analizziamo scopriamo un po' di cose:

  • Per ogni problema che incontriamo nella vita è importante trovare sempre più di una soluzione
  • Trovare più soluzioni è una risorsa solo nel momento che abbiamo un metodo per scegliere la soluzione che pare la più idonea



La cosa ancora più interessante è la relazione tra tempo per trovare una soluzione e stress:


Quindi da quanto detto finora, la maniera per vivere cercando di entrare in eustress quando si affronta la vita, si può riassumere nei seguenti punti:
  1. La capacità di trovare più soluzioni ad un problema
  2. La capacità di scegliere la soluzione più idonea
  3. La capacità di fare queste cose nel minor tempo possibile
Ora: esistono tecniche per acquisire queste capacità nel più breve tempo possibile?

Di questo ambito si occupa quella disciplina chiamata Problem Solving.
Il Problem Solving è una disciplina nata dall'incontro della Psicologia, Managment, Metodi di produzione, Economia, Ingegneria, Intelligenze artificiali, ecc.

Proviamo a riprendere i 3 punti precedenti secondo il Problem Solving:
  1. La soluzione esiste sempre e comunque e se non esiste non è (attualmente) un problema
  2. Per il Problem Solving la capcità di scegliere la soluzione più idonea ad un problema, si configura come un problema, e quindi si ritorna al punto 1 della precedente lista
  3. La velocità di trovare soluzioni dipende da quante soluzioni simili si sono dovute trovare per problemi simili
Quindi :
  1. I problemi senza soluzioni non sono problemi (attualmente risolvibili)
  2. La soluzione è sempre simile a soluzioni precedentemente trovate
  3. La quantità di tempo per trovare una soluzione ad un qualsiasi problema è statisticamente inversamente proporzionale alla quantità di problemi fino ad ora risolti
In pratica: per non cadere in distress ed affrontare i problemi con l'eustress bisogna "esercitarsi" a risolvere problemi

Detto questo, e messo da parte (forse riprenderò il Problem Solving in un futuro post), proviamo a vedere la relazione tra stress e tempo di permanenza in fase di eustress

Quindi un'altra necessità è quella di:
  • O rimanere in eustress il meno possibile (essere bravi solutori di problemi)
  • O portare il punto di cambiamento più a destra possibile ovvero aumentare la propria resistenza allo stress (esercitandosi con disciplina)
  • Oltre che avere del tempo per potersi rilassare per "ricaricare le batterie"
Per ognuno di questi punti esiste un tipo di meditazione differente:
  • Per il primo esiste un tipo di meditazione chiamata "Visualizzazione" (simulare nella mente il problema con le possibili soluzioni, con i possibili risultati, ecc.)
  • Per il secondo esiste il tipo di meditazione chiamato "Verbalizzazione interna" ("io ce la faccio", "sono in grado di farlo", ecc.)
  • Nell'ultimo punto si inserisce la meditazione "statica" (presente la meditazione Zen dei film?)

Fino ad oggi abbiamo visto : la società, lo stress e le sue due facce, e quali problematiche l'uomo moderno deve affrontare tutti i giorni.

Dal prossimo post finalmente potrò dedicarmi a spiegare metodi molto pratici di meditazione, che ci possono aiutare in qualsiasi momento di difficoltà.

giovedì 4 novembre 2010

La nostra società

Se medito sulla nostra società odierna non sò se ridere o piangere.....

Fin da quando nasciamo impariamo a competere con modelli e standard più o meno elevati,ci mettono sempre in competizione con i nostri simili, ci impongono regole più o meno logiche,ci dicono quello che dovremmo o non dovremmo fare.....

Il bello è che la fonte di questi ordini, indicazioni, avvertimenti, allarmi ed emergenze è in realtà un insieme di enti e/o entità più o meno commerciali, pubblicitarie, o economiche.....

La cosa ancora più tragicomica è il fatto che tutti noi sappiamo che raccontano balle:
  • I genitori raccontano balle ai figli per non farsi trovare impreparati (sia la mamma che i papà)
  • Gli insegnanti (di qualsiasi livello) raccontano balle agli allievi per non sminuire la loro mascherata di sapienza
  • I giornali raccontano balle per vendere copie
  • I politici raccontano balle per farsi eleggere
  • Gli amici raccontano balle per farsi accettare, sentirsi superiori, o dio sà quale altro motivo
  • Noi stessi ci raccontiamo balle per non aver paura...... di noi stessi......

Insomma : in questa società la cosa più diffusa sono le balle!
Non solo ma più balle raccontiamo, più siamo valutati socialmente.....
E questo cosa provoca?

Provate a immaginare un criceto col cervello elettronico che corre impazzito su una ruota continuando a elaborare informazioni senza senso......
Gli effetti saranno interessanti :
  • Fisicamente il criceto prima o dopo fa un infarto
  • Mentalmente ne esce pazzo

Ma questa è solo la fine, per arrivare a questo stadio prima c'è un lungo e inesorabile logoramento :

  • Fisicamente: il criceto aumenterà la sua pressione (ipertensione), quando mangerà si ingozzerà con problemi digestivi, di assimilazione dei macronutrienti, e non avrà più il tempo di selezionare il cibo, ingerendo anche parti di cibo malevolo o contaminato, il respiro reggerà fino ad un certo punto fino a che inizierà ad avere stati di iperventilazione e se non schiatta per mancanza di respiro, avrà un deficit respiratorio permanente, carenza vitaminica, disidratazione e difficoltà di drenaggio dell'acido lattico, dolori muscolari, ecc. ecc. ecc. ........ Vi ricorda nessuno?
  • Mentalmente: il criceto inizierà con lievi stati di nevrosi, per poi trasformarsi prima in patologicamente ansioso, poi, dopo lo stato di depressione, inizierà con stati paranoici, fino ad arrivare a stati d confusione mentale accomunati a mancanze di capacità mnemoniche o addirittura perdite di memoria o della funzionalità di coordinamento, di vista o dei sensi in generale...... Vi ricorda qualcuno?

Solo dopo questi stati intermedi potrà riposare in pace..... morto......

Vi sentite criceti o esseri umani?

Se ancora non vi sentite criceti, immaginate che il nostro strano criceto alterni queste pazze corse, a stati di immobilità quasi completa, nel mentre ingurgita quantità di cibo assurde, bevendo ciò che trova e rimane così per parecchio tempo per poi riperendere la sua pazza corsa....

In questi periodi il suo peso aumenterà affaticando cuore, arterie, appesantendo lo stomaco e rallentando la digestione con potenziale insorgenza di diabete e problemi al cuore.......

Non vi sentite ancora criceti?
Allora provate a immaginare che sempre il nostro pazzo criceto, vive in mezzo a una nuvola di micro-pulviscoli, gas di scarico e smog in generale, provocando problemi nei polmoni, trachea, ed esofago......
Ancora non vi basta?

Immaginate ancora che nella gabbietta ci sia sempre in sottofondo il suono di spari e rumori aggressivi 24 ore al giorno, con immagini di morte, carestia, pestilenze e guerre, e che 12-16 ore al giorno ci sia un chiasso assordante....
Il nostro criceto (poveretto) avrà i nervi a pezzi, ipersensibile agli stimoli, apatico, incapace di sentire i propri stimoli, attenuati a causa dell'ipersollecitazione, incapace di portare in sè una qualche minima speranza di sopravvivenza......

Insomma il nostro criceto ora è proprio uno di noi esseri umani occidentalizzati... con le nostre patologie sia fisiche che mentali.......

Ma se dovessimo sintetizzare il tutto?

  • Per il nostro criceto : ........Fretta compulsiva a causa di induzione esterna......
  • Per noi : ........Fretta compulsiva a causa delle balle che ci raccontiamo e/o ci raccontano......

Cosa genera questa fretta in noi, in generale?
I medici/psicologi lo chiamano stress psicosomatico e/o distress..... (ma lo "stress" lo riprenderò più avanti in un altro post)

Fretta ......ovvero?
Avere una motivazione ad accelerare le proprie attività in maniera superiore a quella normalmente gestibile.....

E quale sarebbe questa motivazione?
La paura di morire prima di aver fatto tutto quello che pensiamo sia giusto fare (che spesso è una grande balla che ci raccontiamo allo specchio!)

E chi ha generato questa paura di morire?
Il sapere che esiste la morte... il sapere che primo o dopo tutti invecchiamo e muoriamo.... la paura di invecchiare.......

Insomma la nostra società è una società di vecchi che ha una paura maledetta di invecchiare, e per questo corre impazzita come lemmings dentro la bara.... un direttissimo per il cimitero....
ALLEGRIA!!!!

Provo a fare un riassunto fino a qui:
La nostra società è frenetica e fallimentare perché tenuta e mantenuta da uomini e donne che hanno paura di invecchiare, e spingono sull'acceleratore di tutti (creando motivazioni alla fretta) per riuscire ad ottenere per sé risultati più o meno realistici, spesso non fattibili, miraggi inutili e spesso dannosi per sé e gli altri ....
che bello..... mi sento più sollevato ora...... mmmm.... si..... come no!

come combattere questo "modus vivendi"?

Sapendo dire di no.......no a cosa?
No a coloro che vorrebbero metterci sotto, a quelli che ci eleggono a loro capi per non prendere decisioni, no a chi ci stimola all'acquisto, all'emergenza, all'allarme, no a chi ci vuole propinare le loro verità supreme, no a chi ci racconta la balla che per lavorare devi avere esperienza, essere giovane, bella/o, laureato/a, figlia/o, moglie, marito di .... ecc.
Dire no.... difficile ma non impossibile.....

Accettare....accettare cosa?
Che si è bassi o alti, giovani o vecchi, sani o malati, laureati o diplomati, con o senza esperienza... insomma accettare sé stessi per come si è ...... in pratica avere un'autostima....
(Questa da quel che ho potuto vedere è più facile per gli uomini che non per le donne)

Calmarsi....in che senso?
Affrettarsi senza fretta, avanzare guardando dove si mettono i piedi, pensare a quello che si fà.... in poche parole contare fino a 30 e fare tre lunghi respiri......

e se agli altri non và bene? ..... la mia risposta è : VADANO A FANCULO! (è diventato pure di moda con Grillo& !)

....e poi? E poi sapendo sorridere anche delle critiche malevole che ci vengono fatte....e migliorarsi in continuazione, lentamente, costantemente, ma per ora su questo mi fermo......ne parlerò più avanti.....