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giovedì 3 marzo 2011

La misura delle cose nel Taoismo

La prima considerazione che dobbiamo riprendere per affrontare questo argomento è nel simbolo stesso del Tao citato nel precedente post.

Per riassumere il simbolo del Tao rappresenta:

  • Moderare la presa di posizione in quanto tutte le posizioni sono solo sfumature tra due estremi
  • Moderare le avversità in quanto due posizioni che sembrano inconciliabili a volte sono più simili di quello che si possa immaginare
  • Comprendere le altre posizioni in quanto potremmo intravedere i punti comuni con le nostre credenze 
  • Abbandonare ogni posizione intransigente in quanto spesso questa posizione crolla su sè stessa confrontandosi con altre realtà.
  • In pratica spogliarsi degli orpelli mentali che spesso sono solo limiti immaginari.
Quindi nel Taoismo si considera una cosa "lontana" quando è in posizioni estreme, mentre "vicina" quando è morigerata e in equilibrio tra due estremi, equilibrio in realtà dinamico come già considerato nel post del 12 gennaio.

Detto questo cerchiamo ora di affrontare il concetto di misura, molto studiato dalla scienza, analizzato dalla filosofia e che alla fine lo ritroviamo in tutto ciò che ci circonda.

Ad oggi una misura di qualcosa indica un valore segnalato da uno strumento soggetto a, seppur minimo, errore di valutazione, secondo una scala di valutazione.
In pratica se prendete un righello con segnati i millimetri e fate una misura, ad esempio il risultato sarà : 12,5 cm +/- 1 mm
Ovvero tutti i valori possibili da 12,4 a 12,5 nella scala dei cm.

Questo concetto dell'errore, che sembra tanto moderno nella scienza, in realtà era piuttosto conosciuto in quasi tutte le civiltà nella storia.

Infatti, ad esempio, una delle discussioni che più dava fiato ai filo-platonici nell'antico occidente era che, se si dava un misuratore a diverse persone e gli si diceva di misurare un oggetto, i dati che essi riportavano variavano a seconda della persona, questo non per incapacità, e questo all'epoca veniva attribuita alla sensibilità degli organi di senso.....

Ad oggi sappiamo che anche il miglior misuratore del mondo ha in se, a causa del suo processo di regolazione, un errore implicito, a prescindere dall'uomo che misura.

Sappiate solo che il concetto di misura e di questa come insieme di valori in un intorno probabile era, ed è tutt'oggi, ancora argomento di discussione sia scientifica che filosofica.

Gli antichi cinesi, certo, non potevano essere da meno delle altre culture, essi però cercarono di considerare come strumento di misura l'uomo, e come oggetto da misurare lo spirito e tutto il non materiale....

Il problema con cui si dovettero confrontare era la scala di misura .... quale adoperare?
Se si usa la giustizia quale deve essere? Quella divina o quella umana?
Se si usa la bellezza quale deve essere? Quella esteriore o quella intelletuale?
Se si usa l'intelligenza quale deve essere? Quella Assoluta(divina) o quella umana?
A forza di porsi domande si arrivò ben presto al concetto di armonia con l'universo... che detta così pare qualcosa di esoterico ma alla fine è molto pratico...

Riprendiamo i concetti base secondo gli antichi, i così detti Principi (già enunciati in passato)
  • Principio di ciclicità: Tutto è ciclico
  • Principio di mutamento: Tutto è in mutamento 
  • Principio di cambiamento: La sostanza prima non cambia, cambia solo la forma
  • Principio di equilibrio: Tutto è in equilibrio costante
Tutto ciò che tenta di forzare questi principi o che tenta di violarli entra in disarmonia e quindi "si allontana"
Tutto ciò che favorisce il naturale svolgersi di questi principi "si avvicina"

Detto questo quindi abbiamo che l'armonia con i Principi di Base insieme alla morigeratezza nelle posizioni è il punto zero, tutto ciò che si distanzia da questo crea un segmento ed esso è valutabile...

Per semplificare con uno schema:



Il problema a questo punto era la precisione, data quindi dalla sensibilità dello strumento di misura.... il problema era semmai trovare un modo di scrivere e descrivere queste misure....


Alla fine esso fu trovato in una maniera un po' strana ma molto semplice: i trigrammi e gli esagrammi.

Per farla breve (esistono nei canoni Taoisti interi manuali su questi segni) questi indicano la distanza che ogni elemento ha dalla sua matrice originaria ovvero dal Tao.... detta più in maniera semplice, da quell'armonia e tranquillità a cui tutti noi aspiriamo.


A questo punto necessita esercizio con esempio per capirci.
Immaginate di fare il seguente esercizio:
Come vi sentite? Quali sono quei pensieri che non vi fanno dormire la notte? 
Immaginiamo che le vostro preoccupazioni sono incentrate su una eccessiva focosità del vostro animo che vi stà procurando qualche guaio più del solito... quindi il vostro eccesso è fuoco e la vostra carenza è il suo opposto quindi acqua...
Fuoco e Acqua saranno due trigrammi sulla scala dell'armonia, l'uno segnalerà la vostra eccedenza l'altro la vostra carenza.... quindi due misure vere e proprie!

E anche a questo punto proviamo un esercizio insieme (per questa volta senza perderci nel significato di trigrammi ed esagrammi):
  • Prendetevi un attimo e concentratevi,
  • Su cosa siete carenti nel vostro carattere per sentirvi meglio nel mondo?
  • In cosa il vostro carattere eccede e che avreste bisogno di morigerare per sentirvi meglio nel mondo?
  • Scrivetelo su un foglio diviso in due mettendo le eccedenze su una colonna e sull'altra le carenze.
  • Ripetete l'esercizio fino a che il foglio non sarà pieno... 
  • Ora nascondete le carenze.
  • Sulle vostre eccedenze chiedetevi, una per una, come calmierarle o sfogarle in maniera che incidano meno sul vostro carattere, ad esempio se una vostra eccedenza è il nervosismo, e per rilassarvi dovete fare ginnastica, programmate la vostra settimana in modo che potete fare molta ginnastica.
  • Fatte le eccedenze passiamo alle carenze girando il foglio e nascondendo le eccedenze.
  • Sulle vostre carenze chiedetevi, una per una, come fortificarle in maniera che incidano di più sul vostro carattere, ad esempio se una vostra carenza è la sicurezza in voi stessi, e un'attività che vi rende più sicuri è dipingere, programmate la vostra settimana in modo che potete dipingere molto e con tranquillità.
  • Ora aprite il foglio e verificate di poter integrare tutte le attività, dandogli una priorità e una importanza...quindi ..... AGITE ORA!

ok, questo è tutto alla prossima!

giovedì 17 febbraio 2011

Eterno miglioramento: Il combattimento con sè stessi

Secondo il Taoismo esistono due sole possibilità evolvere o morire.
La cosa più interessante è il fatto che evolvere non è necessariamente fare qualcosa.

Agire per agire spesso porta disastri immondi, a volte è necessario attendere il momento giusto e solo dopo agire, se necessario.
I momenti più snervanti sono di solito quelli che precedono una azione, l'adrenalina sale e la tensione si fa palpabile.

La filosofia Taoista ci insegna a trasformare quella tensione da snervante in propedeutica per essere concentrati al 100% sull'azione successiva.

Molte persone, che male interpretano gli insegnamenti del taoismo, pensano che la massima :
Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico
indichi semplicemente un'attesa spoglia di azione, un'attesa interminabile che porta col tempo a vedere tutto in rovina.... nulla di più sbagliato...

Proviamo ad analizzare la frase:
Il sedersi lungo la riva di un fiume rappresenta un'azione molto comune nei tempi di attesa nel passato, quando i fiumi erano ancora navigabili e sopratutto dove si faceva il bagno, insomma la riva di un fiume era una spiaggia.
Un posto tranquillo dove riflettere.

I maestri di arti marziali prima di combattere si concentrano, cercano di comprendere come poter iniziare il combattimento, studiano i propri punti di forza e debolezza, tentano di focalizzarsi su quali possono essere i punti di forza e debolezza dell'avversario, come poter resistere, e come poter attaccare, ed eventualmente quali strategie per concludere l'incontro.
Simulano nella loro mente il combattimento mille e mille volte utilizzando la Visualizzazione, tramite il respiro cercano di concentrare energie, e infine tramite segni e immagini studiare strategie idonee.
Infine, poco prima dell'incontro, si preparano all'imprevisto.

Torniamo alla frase iniziale che vuol dire "prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico"?
Per la cultura orientale è il risultato ciò che conta di più... i cadaveri o venivano bruciati oppure venivano lasciati alla corrente del fiume... e i combattimenti spesso erano letali, anche quelli a "mani nude"....
Tirando le somme quindi la frase
Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico
Vuol dire semplicemente: utilizza il tempo precedente al confronto per prepararti opportunamente a sconfiggere il nemico...
Ma chi è il nemico peggiore e più pericoloso?
Secondo le pratiche marziali esistono quelli che in Giappone si chiamano Katà, essi sono movimenti ben codificati mescolati tra loro e simulerebbero un combattimento con l'avversario senza l'avversario.
Secondo la disciplina marziale il vero maestro non esegue il Katà solo per dimostrare le posizioni o le movenze, ma esegue un vero e proprio combattimento contro un avversario immaginario, e l'avversario migliore da battere, quello dove si impara di più è se stessi.

Quindi vi propongo il seguente esercizio:
In cosa volete migliorare? Magari il vostro rovescio a tennis, forse il vostro dribbling a calcio?
Comunque iniziate a usare la Visualizzazione per immaginarvi intenti nell'azione, il vostro avversario siete voi stessi, usate la Respirazione per concentrarvi sull'azione e provate a usare tutta la vostra conoscenza su come fare quel dribbling o quel rovescio in maniera perfetta.
Come dovrebbero essere i vostri muscoli?
Cosa dovrebbe passarvi per la testa?
E il vostro respiro?
E se invece lo subiste?
Come lo potreste parare quel diabolico rovescio o dribbling che sia?
E la contromossa?
Ripetete tutto dall'inizio fino a che non sarete soddisfatti.

Allora? Come va?
Adesso entrate in campo e ricordatevi dell'esercizio... siete migliorati?
Se si allora avete appena scoperto uno degli esercizi che gli sportivi professionisti utilizzano per arrivare ad essere i migliori del mondo nel loro campo....
Certo... non si può essere i migliori in tutto...
Lo usano anche gli astronauti per migliorare le prestazioni in caso di assenza di ossigeno, i sub, e ultimamente anche squadre speciali, vigili del fuoco, medici, militari, scacchisti, ecc.
Insomma ..... benvenuti in allegra compagnia!

venerdì 4 febbraio 2011

Chakra e Tanden: Archetipi o Reali?

Abbiamo già affrontato precedentemente gli archetipi e i loro significati nelle varie discipline.
Avevamo inoltre tentato di tirare le somme, tentando di dare struttura a questa entità, a prescindere dal campo di applicazione (psicologico, antropologico, sociologico, ecc.)
Riporto per comodità la conclusione a cui eravamo pervenuti su cosa sia un archetipo:

Un archetipo ha quindi:
  • Nome
  • Emozione
  • Può essere rappresentato secondo i 5 sensi (Visivo, Uditivo, Olfattivo, Gustativo, Cenestetico)
  • Ha una componente conscia e una inconscia
  • Un comportamento associato
  • Un riconoscimento socio-antropologico (riconosciuto da un numero più o meno limitato di persone)

Magari questa lista non sarà completa ma ci può aiutare a per l'argomento che qui voglio ora affrontare.

Partiamo con il dire che la cultura del fiume Giallo e quella del fiume Indo si differenziarono anche per l'individuazione di zone corporee che secondo le due scuole di pensiero regolerebbero le funzioni vitali sia fisiche che psicologiche, oltre che spirituali.

La cultura del fiume Indo chiama queste zone Chakra, mentre quella del fiume Giallo li definisce Tanden.
In entrambi i casi queste zone sono simili a commutatori di energia, ovvero prendono un certo tipo di energia e la commutano in ciò che serve per il funzionamento dell'uomo nella sua integrità fisica, psicologica e spirituale.

di seguito riporto la distinzione tra Chakra e Tanden:

Chakra Tanden
scuola di origine Fiume Indo Fiume giallo
energia utilizzata Prana Ki (o Ji o chi a seconda di come lo si pronuncia
numero di punti/zone sul corpo 7 3
rappresentazione valvola di prana il quale gira a 360 per 360 prima di attuare la commutazione valvola di Ki, non ha una dislocazione ben precisa ed è una zona più che un punto preciso
tipo di commutazione diretta: il prana si trasforma direttamente in ciò che serve all'organismo indiretta : da energia agli organi i quali fanno poi la lavorazione delle risorse dentro l'organismo


Quindi Chakra e Tanden alla fine sono cose molto diverse (in un futuro post parlerò della differenza tra Ki e Prana), si trovano dislocati in punti differenti, funzionano in maniera differente, differente è la loro rappresentazione e differente è l'energia che usano.... ma una cosa hanno in comune: ovvero sono archetipi, cioè tramite la visualizzazione possiamo interagire con loro e a seconda del livello di pratica ottenere realmente sul nostro corpo e la nostra psiche dei mutamenti, più o meno evidenti....

Se questo è vero allora ci deve essere una spiegazione scientifica, quindi proviamo a trovarla... per questo post proviamo con i Tanden.

I Tanden come sopra detto sono tre, dislocati nel corpo come zone:

La prima zona chiamata "centro viscerale" o Seika tanden o kikai tanden si troverebbe nella zona addominale, sotto l'ombelico (i saggi dicono circa quattro centimetri).
Questo Tanden sarebbe collegato cone le forze fisiche e materiali, con il senso della vita e della morte, e con le cose primordiali.
Per la scienza lì c'è la parte media e finale dell'aparato digerente, oltre che il baricentro umano, recenti studi hanno verificato la presenza di parecchie cellule nervose tanto che sui giornali e le agenzie di stampa era scritto "trovato un secondo cervello nello stomaco"...... giornalisti.....

La seconda zona che prendiamo in considerazione è il Chudan tanden o "centro mediano" si trova nel torace all'altezza del cuore.
Sarebbe dove l'ambiente nella sua completezza (relazioni comprese) viene "elaborato" per trasformarsi poi in interazioni con l'esterno.
Per la scienza ci stà nella stessa zona cuore, polmoni e trachea, il cuore emette un flebile segnale elettrico, rilevabile dall'elettrocardiogramma, e regola in generale il calore corporeo tramite l'afflusso di sangue, i polmoni invece sfruttano l'aria per trovare ossigeno, mentre la trachea "parte" dai polmoni e "finisce" nelle corde vocali... insomma polmoni: respirazione; cuore: calore, elettricità; trachea : aria e suono.... se non è relazione con l'ambiente questa....

Terza e ultima zona: Jodan tanden; questo si trova tra le sopracciglia nel centro della testa(in realtà sarebbe tutta la testa ma ai principianti gli si dice così)... quindi alla fine il cervello....
Per il taoismo è la zona della consapevolezza, del raziocinio, della spiritualità.
Per la scienza.... bè il cervello è la sede della nostra mente e di tutto quello che ne concerne....

Quindi i Tanden sono alla fine delle zone anche fisiche nel corpo umano.

Secondo la tradizione dovrebbero esssere visualizzati come doppie spirali in rotazione, insomma qualcosa di simile alle rappresentazioni attuali delle galassie per intenderci.

Esercizi:

L'esercizio sul Tanden viscerale:
Mettiamoci seduti in posizione seiza, schiena bella dritta e spalle rilassate, mani con i palmi verso l'alto, mani rilassate.
Da qui iniziamo a respirare profondamente partendo dal diaframma, lentamente senza sforzare, chidendo gli occhi visualizziamo una galassia che rotea su sè stessa nel primo Tanden, prima piccola, poi che si allarga lentamente sempre di più, fino a coprire la nostra vera galassia... rimaniamo un po' così e lentamente rimpiccioliamo la nostra visualizzazione fino a farla tornare dentro il nostro Tanden.... riapriamo gli occhi e se proprio vogliamo seguire le tradizione portiamo la fronte verso il pavimento, come da saluto, ringraziando l'universo di essere qui....se proprio volete fare i tradizionalisti la posizione è con fronte verso sud..... (che esagerati stì giapponesi!)
Come ci sentiamo dopo? Che sensazione abbiamo?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Come sono le nostre percezioni? Aumentate?

Qualcuno dice che con questo esercizio si collega con tutte le civiltà della nostra galassia e di tutti i tempi, altri invece che si "ricaricano" di energia cosmica (tipo batterie per intenderci..) io semplicemente mi sento meglio, più rilassato...anche nei confronti dell'universo.... il che mi basta e mi avanza......

L'esercizio sul Tanden medio:
Sempre in seiza, con mani sul cuore, palmi rivolti verso il corpo, chiudiamo gli occhi, respirazione dal diaframma, lunga, intensa, tranquilla.
Visualizziamo il nostro corpo, poi lo rendiamo trasparente e immaginiamo di vedere dei canali che passano per il tanden... come sono questi canali? grigi? sporchi? Immaginiamo di ripulirli facendo partire un flusso dorato (argentato se vi aggrada di più) dal Tanden, continuamo fino a che tutti i canali non saranno ripuliti.
Usciamo dalla meditazione come nell'esercizio precedente.
Come vi sentite? Quali Sensazioni?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Vi sentite più leggeri? O più pesanti? 

Qualcuno dice che con questo esercizio poi ha una percezione più intensa delle proprie emozioni e si libera dalle emozioni "negative"...

Esercizio su Tanden Superiore
Sempre Seiza, mani con i palmi verso l'alto, mani rilassate.
Respiro sempre da diaframma.
Visualizzo una colonna di luce che illumina il tanden, liberando così la mente da dolori e preoccupazioni, pensieri negativi e perplessità svaniscono.
Usciamo dalla meditazione come nell'esercizio precedente.
Come vi sentite? Quali Sensazioni?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Vi sentite più liberi dalle preoccupazioni? o cosa?

Alcuni con questo esercizio parlano di connessioni con l'universo, acquisizione di energie cosmiche, illuminazioni, aumento di intelligenza.... manca solo che gli faccia pure un caffè.... ma se vi sentite più liberi dal peso della vita... bè... è già un gran successo!!!

giovedì 27 gennaio 2011

Il Sincretismo: la conciliazione di idee contrapposte...

Sincretismo è una parola dalle origini greche che significherebbe "coalizione cretese" indicando il mettere da parte posizioni differenti per difendersi da pericoli esterni.

In antropologia

La cosa interessante da notare è la connotazione antropologica del termine, ovvero il concetto secondo cui tutte le religioni hanno un fondo comune dal quale se ne ricavano i veri valori a cui tutti gli esseri umani dovrebbero ispirarsi: amore, fratellanza, empatia verso il prossimo, provenienza da una umanità comune sotto lo stesso cielo, ecc.

Questi valori li ritroviamo in molte pratiche di preghiera e meditazione dall'estremo oriente all'estremo occidente, dai popoli africani agli inuit del polo nord.

Una delle cose che mi ha sempre affascinato dello studio dell'antropologia è la verifica delle cose comuni tra vari popoli anche molto distanti tra loro.

Alcuni pensano che queste somiglianze siano dovute alla fatidica Atlantide, un grande impero che governava sull'intero globo, poi finita in fondo al mare a causa delle proprie azioni.

La storia secondo libri di testo, dice invece che culture differenti possono trovare soluzioni simili.

In entrambi i casi la questione non cambia, che esso sia imprinting oppure soluzioni simili, i valori di base a cui si ispirano tutte le religioni, quindi tutte le culture sono le cose migliori dell'intera umanità.

Prima fase delle religioni: epurazione

Ma la religione quando si gerarchizza, qualunque essa sia, tende a eliminare il non controllabile, quindi tutte quelle idee che portano a considerare l'uguaglianza tra uomini (altrimenti non servirebbe gerarchia), l'empatia per il prossimo (altrimenti verrebbe meno il sistema di eliminazione), la natura umana come immersa nell'ambiente (altrimenti non si potrebbe fare leva sulla punizione degli istinti), e così via, allontanandosi così dai suoi fondamenti di base.

Questo è successo con la religione ebraica, quella cristiana (sia cattolica, ortodossa o protestante), quella mussulmana, e anche in oriente (Confucianesiamo, Buddismo, Iduismo, ecc.).

Seconda fase: proselitismo

Dopo l'epurazione di solito una religione tende al proselitismo (o evangelizzazione qual si voglia dire), tentando di reintrodurre quei valori primari, spesso con il conta-gocce, tentando di trovare similitudini con culture che si vorrebbero "abbordare", a volte anche in maniera piuttosto forzata.

In questa fase la religione presa in esame riscopre usanze perdute nel periodo dell'epurazione, riadattandole al momento presente e al tentativo di "abbordaggio".

In questo periodo nascono così movimenti ideologici e culturali paralleli, spesso in aperto contrasto con la cultura che le ha generate direttamente o indirettamente, ad esempio la New-Age è la fase di ramificazione indiretta della cultura cattolica nel momento del sua evoluzione proselitistica, riscoprendo anche pratiche antiche, mescolandole tra loro, spesso fraintendendole, molto raramente capendole.

Spesso i cristiani ferventi pensano che la loro religione sia la più evoluta del mondo, non rendendosi conto che sono indietro di qualche secolo se non di qualche millennio rispetto ad alcune religioni estremo-orientali come ad esempio il moderno buddismo(per moderno buddismo non intendo il buddismo delle starlette di Hollywood che spesso cade nel ridicolo).

Con questo non voglio dire che l'una è meglio rispetto all'altra o viceversa, semplicemente che l'una è più giovane rispetto all'altra.

Ad esempio la compassione buddista è simile se non addirittura uguale alla solidarietà sociale cristiana.

Delle prime quattro civiltà che nacquero (mesopotamia, egitto, fiume giallo, fiume indo) l'unica ad aver mantenuto un suo equilibrio e continuazione storica (anche se più o meno precaria) è quella Taoista.

Terza fase: riorganizzazione

Ma continuiamo con l'evoluzione delle religioni... successiva alla fase di frammentazione e sfibramento, si ha una successiva riorganizzazione delle idee, riassorbendo in parte o tutte quelle linee nuove precedentemente create, tramite un'azione di coinvolgimento sociale... ad esempio, la cultura ebraica ha radicato le relazioni sociali sulla religione, dove i rabbini sono oltre che simili ai nostri preti, anche studiosi della cultura ebraica, sia religiosa, che sociale, che storica e culturale, quindi iper-radicati sia tra i fedeli che nel territorio, veri e propri funzionari oltre che del culto anche delle faccende del popolo.

Quarta fase: semplificazione

Dopo la riorganizzazione le religioni si trovano ad avere molti esperti della propria dottrina, che assorbono dalla società le questioni di risalto, tentando di dare risposte concrete ai fedeli e alla società, senza trincerarsi dietro gli assiomi specifici della propria fede, in questa fase coesiste una confusione e moltitudine di "Guru", "Teologi", "professori di fede", ecc.

Tutti questi esperti, veri o presunti tali, tentano di dare risposte, spesso finendo in vicoli ciechi, altre volte riuscendo a piegare le dottrine alle necessità contingenti, altre ancora ottenendo vere e proprie dottrine ex-nove, ottengono una eterogeneità all'interno degli stessi dogmi.

Un esempio di questo stadio è l'attuale religione induista, essa ha una forma dottrinale unica, suddivisa in tanti filoni di pensiero quanti sono i "guru", i quali in realtà non rispondono direttamente ai presunti detentori della dottrina unica... inoltre la gerarchia ecclesiale è inesistente, proprio a causa dello stadio di evoluzione....

Quinta fase: da religione a filosofia, il ritorno alle origini

In questa ultima fase il concetto divino perde la sua connotazione mitica, rientrando a piene mani in un'ambito di tipo filosofico, sociale, e di "prospettiva" di esistenza.

In pratica si arriva allo stadio di aggettivante di sincretismo allo stato puro, ovvero esiste una filosofia, essa era una religione, tramite lo studio di questa ex-religione-neo-filosofia si ottiene una prospettiva della vita in grado di poter, almeno intravedere, i valori primari dell'umanità, rendendosi conto che in realtà tutte le religioni e i loro ideatori sono partiti dal tentativo di avere una prospettiva del divino per risolvere problemi pratici e sociali.

Quindi in pratica tutte le religioni sono come piccole telecamere che inquadrano una o più facce dello stesso oggetto, il quale dovrebbe essere utile alla soluzione completa di qualsiasi problema sociale.

Detta ancora in maniera più semplice, i "fedeli" e gli "studiosi/sacerdoti" sono in realtà parte di un meccanismo di confronto paritetico per esplorare contemporaneamente sia il divino che il sociale, attingendo a qualsiasi conoscenza possa essere utile al benessere sia personale (fisico, psicologico, spirituale, ecc.), sia sociale.

Un esempio è il Taoismo, che come ho già spiegato si è evoluto fino a perdere completamente la sua parte religiosa, ma evolvendo la sua parte filosofica.

Il problema in questa fase consiste in alcuni elementi che tentano di riportare la religione in questione in ambito prettamente teologico, spesso creando vere e proprie nuove religioni, ripartendo quindi dalla fase di epurazione.

Fortunatamente nel Taoismo esiste solo una piccola minoranza in Cina, che senza troppa convinzione sta tentando di ripartire con gli dei animisti, e un Taoismo a loro dire "pulito", in realtà il loro risultato è pressochè nullo.... se non a volte un po' ridicolo....... ovviamente a mio giudizio.... ma potrei sbagliarmi....


Come si può vedere alla fine il sincretismo è quel processo inevitabile a cui, in fasi alterne, ogni religione tende, al fine di trasformarsi in filosofia, per ricentrarsi nei valori primari dell'umanità.

giovedì 6 gennaio 2011

Autocritica: "dove ho sbagliato?"

Dopo la pausa per le festività ritorniamo a parlare di meditazione andando a toccare un argomento un po' critico: l'autocritica


Wikipedia definisce l'autocritica come:
L'autocritica è esaminare e giudicare il proprio comportamento al fine di migliorarlo.
.............
È il risultato di una rigorosa riflessione personale e di gruppo.

L'autocritica in occidente nasce in ambito politico e in special modo nell'applicazione dell'ambito Marxista.
Sempre in politica diventa pratica e metodologia primaria del Maoismo.
In questo ambito viene utilizzata per risolvere i problemi di partito sia ideologici che pratici che amministrativi, oltre che per far umiliare pubblicamente dissidenti e oppositori politici.





Con altra accezzione e in un altro ambito rientra nella fede cristiana con la denominazione "Esame di coscienza", ottenendo nella fede cattolica una pratica dedicata chiamata "Confessione dei peccati".



Fatta questa precisazione storico culturale, l'abbandoniamo, dedicandoci ad alcuni studi di tipo psicologico e sociali (psico-sociale) su questa pratica, spesso inconscia, ed a volte molto nociva.

Nella psicologia si studia le modalità di autocritica nei casi di ansiosità e di depressione, ottenendo l'indentificazione di quella che viene chiamata "autocritica svalutativa" 

L'autocritica svalutativa è quella modalità di giudizio nei confronti di sè stessi atta al deprezzamento delle proprie capacità, affettività, emotività e instintualità, oltre che della propria intelligenza.
In pratica è come rovesciarsi addosso una serie di vagonate di spazzatura, per poi sguazzarci dentro.
Diventa chiaro che questo tipo di autocritica non ci aiuta nè ci fà crescere, anzi ci sminuisce di fronte ai nostri stessi occhi inducendoci uno stato di bassa autostima....

Definita l'autocritica svalutativa e capendo che non ci può essere utile, la psicologia ci viene in soccorso definendo "l'autocritica rivalutativa".

Questo tipo di autocritica si basa proprio sulla propria autostima e la misura di essa.
Una persona con una buona autostima ha la forza di analizzare sè stesso, comprenderne gli errori e i problemi, e successivamente trovare soluzioni e continui metodi di migliormanto, in pratica è il mettersi in gioco in continuazione, cosciente dei possibili fallimenti, e dei possibili successi.

Nel mondo orientale e della filosofia taoista esiste quella pratica che spesso viene chiamata "il ridere di sè"

Proviamo un po' esercizi:
Immaginate di vedervi allo specchio, qual'è la cosa che trovate più buffa di voi?
Se non trovate nulla, guardate meglio... ma se proprio non la trovate vi consiglio di rimettere i piedi per terra....
Se trovate tutto di ridicolo, cercate quello che invece vi piace di voi... se non lo trovate cercate meglio... se ancora non lo trovate vi consiglio di giudicarvi un po' meglio, e trovare i punti del vostro aspetto che potete migliorare subito ... magari rimpinguando la vostra autostima....

Questo esercizio serve per ricordarvi che siamo umani, buffi, ma non troppo, seri, si fà per dire....

.... noi tutti viviamo una commedia, che stà a noi recitarla, secondo un copione che dobbiamo inventarci al momento, su un palco enorme chiamato realtà....
Se vi sentite seri, sorridete ... siete buffi!
Se piangete, sorridete ... siete buffi!
Se vi sentite arrabbiati, sorridete ... siete buffissimi!!!
Da questo principio si basa l'autocritica taoista "ridere di sè".


Una volta che riuscite realmente a sorridere di voi stessi, anche se un secondo prima vi siete arrabbiati, avete pianto, o peggio ancora vi siete sentiti seri, benvenuti nel club dei beati taoisti ...


Secondo il taoismo infatti anche i santi e i profeti non possono essere sempre seri, anzi...


L'autocritica taoista si fonda infatti sulla similitudine tra animali buffi e l'uomo....
ad esempio una scimmia

Riuscireste a imitare una scimmia? Fatelo!
Come vi sentite? Buffi? Bravi!

Cosa di voi era più scimmiesco? Magari siete pelosi come una scimmia, oppure riuscite bene a emettere il verso della scimmia, o qualsiasi altra cosa...
Adesso provate a pensare di vedervi da fuori che imitate la scimmia... siete buffi vero? State sorridendo... O sbaglio?

Se non ci riuscite con la scimmia provate con qualsiasi altro animale che trovate buffo...

Bene! Fatto quest'ultimo esercizio ora a ritorniamo in noi:
Cosa della vostra vita è buffa?
E cosa vorreste migliorare?
Come fareste?
Qual'è la prima azione che potete fare?
Quali potrebbero essere gli ostacoli?
Come superarli?

Meditate su questo, potete usare :

E mentre lo fate ricordate... sorridete... siete buffi come un re delle scimmie!!!!!

giovedì 16 dicembre 2010

Archetipo: un soggetto di meditazioni interessante

La parola archetipo è stata usata in molti campi, e spesso viene abusata da quel ramo della new-age che tratta delle entità percepibili ma non sensibili come ad esempio angeli, fantasmi, ecc. cioè tutto quello soggetto alla nostra percezione ma che non è rilevabile tramite i nostri sensi.

In realtà la parola archetipo ha un significato ben preciso ma per arrivarci dobbiamo provare a mettere insieme le varie prospettive e vedere se esso può avere a che fare con la meditazione o una sua pratica.

Partiamo dall'etimologia della parola archetipo:
- Archè vuol dire originale
- Tipo può significare immagine, modello, marchio, esemplare, ecc.


Detto questo vediamo in campo filosofico:
In filosofia un arhcetipo è una forma prima, primitiva, originale di pensiero, sia della sua forma che del suo contenuto, in pratica dato un pensiero primo (o indivisibile), esso è un archetipo se non è derivabile in tutto o in sua parte da altri pensieri... pura teoretica... ma potrebbe essere utile...


In ambito delle scienze della comunicazione:
Nell'ambito letterario e in generale dei mass-media (giornali, tv, internet, ecc.) un archetipo è una tipologia ad esempio di personaggio, come ad esempio l'eroe, l'antieroe, il cattivo, ecc.



In sociologia :
Un archetipo è un determinato comportamento che viene inquadrato in una o più categorie, ad esempio il ribelle, l'allievo modello, il genio, lo stupido, il diplomatico, il timido, ecc.
 
Vediamo in psicologia e più precisamente in psicoanalisi:
Carl G. Jung e il gruppo di psicoanalisti che lo seguirono, si addentrarono nella psiche umana e dovendo definire le idee innate le chiamarono archetipi.
La connotazione più interessante di un archetipo per Jung e il suo gruppo, è il fatto della loro connotazione emotiva.
In pratica un archetipo è un'idea con connotazione emotiva, probabilmente in parte derivata da eventi emotivi che acquisiscono connotazione anche simbolica, in più esso ha una parte conscia e una inconscia.

Detto questo proviamo a tirare le somme: cos'è un archetipo?
Un archetipo è un'idea che ha nella mente forma sensibile (simbolica) con contenuto emotivamente significativo, che è connesso ad un certo tipo di comportamento, e può essere riconosciuto da un gruppo di persone ed è connotato da un nome (nominalizzato)

Un archetipo ha quindi:
  • Nome
  • Emozione
  • Può essere rappresentato secondo i 5 sensi (Visivo, Uditivo, Olfattivo, Gustativo, Cenestetico)
  • Ha una componente conscia e una inconscia
  • Un comportamento associato
  • Un riconoscimento socio-antropologico (riconosciuto da un numero più o meno limitato di persone)

Bene ... a questo punto cosa centrano gli archetipi con la meditazione?
Abbiamo visto che i soggetti della meditazione possono essere anche aspetti cognitivi (post mappe), inoltre la meditazione permette di andare in profondità, facendo fuoriuscire anche emozioni o sensazioni che precedentemente erano inconsci (post respiro) oltre che meditare sul sensibile può essere utile per espandere le proprie capacità (post visualizzazione)

In pratica la meditazione si fonda su aspetti archetipali aiutandoci a comprenderci e migliorarci, migliorando quindi la nostra capacità di interpretazione, oltre che di sè anche degli altri.

Veniamo ora agli esercizi (come al solito vi invito prima a leggere le avvertenze scritte qui a fianco del post):

Esercizio 1: Meditazioni sugli archetipi infantili
Molti archetipi si creano nell'infanzia, dai genitori, dai fumetti, dalla tv, e dalle persone che in quel periodo ci circondavano.
Provate a pensare ad esempio al cartone animato che vi piaceva di più, qual'era il personaggio che più vi piaceva?
Cosa vi piaceva di lui/lei? Perchè?
Qual'era il suo comportamento?
Cosa c'è di lui/lei in voi?
Quale emozioni sentite ancora nei confronti di quel personaggio?
Che affinità esiste ad oggi tra il vostro comportamento e il suo?
A cosa vi serviva quel personaggio? Cosa vi ha insegnato? Vi serve ancora? Ha ancora qualcosa da insegnarvi? e se si cosa?
Domanda difficile : qual' è il riferimento comportamentale, ideale ed emotivo che rappresentava? ed ora?



Esercizio 2: Meditazione sul proprio destino
Il destino che cos'è se non un archetipo?
Come vi vedete tra 5 anni, tra 10 anni? tra 20 o 30 anni?
Quali sarano le cose costanti e quelle variabili di voi e del vostro carattere?
Come vi sentirete in quel periodo della vostra vita? Perchè? Per quale evento?
Domanda difficile: quali sono i simboli emotivi e quindi archetipali ricorrenti nella vostra vita e che saranno presenti anche nel futuro? E cosa determinano questi simboli nella vostra relazione con l'ambiente circostante?
Ricordatevi che la relazione con l'ambiente determina la risposta dell'ambiente stesso....


Esercizio 3: Disegnini in libertà.... 
Quando siamo annoiati e abbiamo un foglio di carta davanti e una penna facciamo spesso disegnini apparentemente senza senso ma in realtà è il nostro non-conscio che emerge...
Proviamo a fare questo esercizio:
Prendiamo un foglio di carta e una penna, chiudiamo gli occhi, respiriamo a fondo e iniziamo a fare disegnini che ci vengono appoggiando la penna, non dobbiamo sforzarci ma solo lasciare che la penna faccia segni sulla carta.
Quando siamo sazi di segni appoggiamo la penna.
Ora guardiamo quello che abbiamo fatto....
Che emozioni ci suscitano? Che idee o pensieri ci vengono in mente? Qual'è la sensazione che ci suscitano?
Scrivete le risposte su un foglio, il giorno dopo fate la stessa analisi e confrontate le risposte del giorno prima, quali le differenze, quali le somiglianze?

Bene con gli archetipi finisco qui anche se ci sarebbero da scrivere 200 libri sull'argomento... ma non vorrei annoiarvi.
Spero che anche questo post vi sia piaciuto come i precedenti.
Saluti!