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giovedì 17 febbraio 2011

Eterno miglioramento: Il combattimento con sè stessi

Secondo il Taoismo esistono due sole possibilità evolvere o morire.
La cosa più interessante è il fatto che evolvere non è necessariamente fare qualcosa.

Agire per agire spesso porta disastri immondi, a volte è necessario attendere il momento giusto e solo dopo agire, se necessario.
I momenti più snervanti sono di solito quelli che precedono una azione, l'adrenalina sale e la tensione si fa palpabile.

La filosofia Taoista ci insegna a trasformare quella tensione da snervante in propedeutica per essere concentrati al 100% sull'azione successiva.

Molte persone, che male interpretano gli insegnamenti del taoismo, pensano che la massima :
Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico
indichi semplicemente un'attesa spoglia di azione, un'attesa interminabile che porta col tempo a vedere tutto in rovina.... nulla di più sbagliato...

Proviamo ad analizzare la frase:
Il sedersi lungo la riva di un fiume rappresenta un'azione molto comune nei tempi di attesa nel passato, quando i fiumi erano ancora navigabili e sopratutto dove si faceva il bagno, insomma la riva di un fiume era una spiaggia.
Un posto tranquillo dove riflettere.

I maestri di arti marziali prima di combattere si concentrano, cercano di comprendere come poter iniziare il combattimento, studiano i propri punti di forza e debolezza, tentano di focalizzarsi su quali possono essere i punti di forza e debolezza dell'avversario, come poter resistere, e come poter attaccare, ed eventualmente quali strategie per concludere l'incontro.
Simulano nella loro mente il combattimento mille e mille volte utilizzando la Visualizzazione, tramite il respiro cercano di concentrare energie, e infine tramite segni e immagini studiare strategie idonee.
Infine, poco prima dell'incontro, si preparano all'imprevisto.

Torniamo alla frase iniziale che vuol dire "prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico"?
Per la cultura orientale è il risultato ciò che conta di più... i cadaveri o venivano bruciati oppure venivano lasciati alla corrente del fiume... e i combattimenti spesso erano letali, anche quelli a "mani nude"....
Tirando le somme quindi la frase
Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico
Vuol dire semplicemente: utilizza il tempo precedente al confronto per prepararti opportunamente a sconfiggere il nemico...
Ma chi è il nemico peggiore e più pericoloso?
Secondo le pratiche marziali esistono quelli che in Giappone si chiamano Katà, essi sono movimenti ben codificati mescolati tra loro e simulerebbero un combattimento con l'avversario senza l'avversario.
Secondo la disciplina marziale il vero maestro non esegue il Katà solo per dimostrare le posizioni o le movenze, ma esegue un vero e proprio combattimento contro un avversario immaginario, e l'avversario migliore da battere, quello dove si impara di più è se stessi.

Quindi vi propongo il seguente esercizio:
In cosa volete migliorare? Magari il vostro rovescio a tennis, forse il vostro dribbling a calcio?
Comunque iniziate a usare la Visualizzazione per immaginarvi intenti nell'azione, il vostro avversario siete voi stessi, usate la Respirazione per concentrarvi sull'azione e provate a usare tutta la vostra conoscenza su come fare quel dribbling o quel rovescio in maniera perfetta.
Come dovrebbero essere i vostri muscoli?
Cosa dovrebbe passarvi per la testa?
E il vostro respiro?
E se invece lo subiste?
Come lo potreste parare quel diabolico rovescio o dribbling che sia?
E la contromossa?
Ripetete tutto dall'inizio fino a che non sarete soddisfatti.

Allora? Come va?
Adesso entrate in campo e ricordatevi dell'esercizio... siete migliorati?
Se si allora avete appena scoperto uno degli esercizi che gli sportivi professionisti utilizzano per arrivare ad essere i migliori del mondo nel loro campo....
Certo... non si può essere i migliori in tutto...
Lo usano anche gli astronauti per migliorare le prestazioni in caso di assenza di ossigeno, i sub, e ultimamente anche squadre speciali, vigili del fuoco, medici, militari, scacchisti, ecc.
Insomma ..... benvenuti in allegra compagnia!

venerdì 4 febbraio 2011

Chakra e Tanden: Archetipi o Reali?

Abbiamo già affrontato precedentemente gli archetipi e i loro significati nelle varie discipline.
Avevamo inoltre tentato di tirare le somme, tentando di dare struttura a questa entità, a prescindere dal campo di applicazione (psicologico, antropologico, sociologico, ecc.)
Riporto per comodità la conclusione a cui eravamo pervenuti su cosa sia un archetipo:

Un archetipo ha quindi:
  • Nome
  • Emozione
  • Può essere rappresentato secondo i 5 sensi (Visivo, Uditivo, Olfattivo, Gustativo, Cenestetico)
  • Ha una componente conscia e una inconscia
  • Un comportamento associato
  • Un riconoscimento socio-antropologico (riconosciuto da un numero più o meno limitato di persone)

Magari questa lista non sarà completa ma ci può aiutare a per l'argomento che qui voglio ora affrontare.

Partiamo con il dire che la cultura del fiume Giallo e quella del fiume Indo si differenziarono anche per l'individuazione di zone corporee che secondo le due scuole di pensiero regolerebbero le funzioni vitali sia fisiche che psicologiche, oltre che spirituali.

La cultura del fiume Indo chiama queste zone Chakra, mentre quella del fiume Giallo li definisce Tanden.
In entrambi i casi queste zone sono simili a commutatori di energia, ovvero prendono un certo tipo di energia e la commutano in ciò che serve per il funzionamento dell'uomo nella sua integrità fisica, psicologica e spirituale.

di seguito riporto la distinzione tra Chakra e Tanden:

Chakra Tanden
scuola di origine Fiume Indo Fiume giallo
energia utilizzata Prana Ki (o Ji o chi a seconda di come lo si pronuncia
numero di punti/zone sul corpo 7 3
rappresentazione valvola di prana il quale gira a 360 per 360 prima di attuare la commutazione valvola di Ki, non ha una dislocazione ben precisa ed è una zona più che un punto preciso
tipo di commutazione diretta: il prana si trasforma direttamente in ciò che serve all'organismo indiretta : da energia agli organi i quali fanno poi la lavorazione delle risorse dentro l'organismo


Quindi Chakra e Tanden alla fine sono cose molto diverse (in un futuro post parlerò della differenza tra Ki e Prana), si trovano dislocati in punti differenti, funzionano in maniera differente, differente è la loro rappresentazione e differente è l'energia che usano.... ma una cosa hanno in comune: ovvero sono archetipi, cioè tramite la visualizzazione possiamo interagire con loro e a seconda del livello di pratica ottenere realmente sul nostro corpo e la nostra psiche dei mutamenti, più o meno evidenti....

Se questo è vero allora ci deve essere una spiegazione scientifica, quindi proviamo a trovarla... per questo post proviamo con i Tanden.

I Tanden come sopra detto sono tre, dislocati nel corpo come zone:

La prima zona chiamata "centro viscerale" o Seika tanden o kikai tanden si troverebbe nella zona addominale, sotto l'ombelico (i saggi dicono circa quattro centimetri).
Questo Tanden sarebbe collegato cone le forze fisiche e materiali, con il senso della vita e della morte, e con le cose primordiali.
Per la scienza lì c'è la parte media e finale dell'aparato digerente, oltre che il baricentro umano, recenti studi hanno verificato la presenza di parecchie cellule nervose tanto che sui giornali e le agenzie di stampa era scritto "trovato un secondo cervello nello stomaco"...... giornalisti.....

La seconda zona che prendiamo in considerazione è il Chudan tanden o "centro mediano" si trova nel torace all'altezza del cuore.
Sarebbe dove l'ambiente nella sua completezza (relazioni comprese) viene "elaborato" per trasformarsi poi in interazioni con l'esterno.
Per la scienza ci stà nella stessa zona cuore, polmoni e trachea, il cuore emette un flebile segnale elettrico, rilevabile dall'elettrocardiogramma, e regola in generale il calore corporeo tramite l'afflusso di sangue, i polmoni invece sfruttano l'aria per trovare ossigeno, mentre la trachea "parte" dai polmoni e "finisce" nelle corde vocali... insomma polmoni: respirazione; cuore: calore, elettricità; trachea : aria e suono.... se non è relazione con l'ambiente questa....

Terza e ultima zona: Jodan tanden; questo si trova tra le sopracciglia nel centro della testa(in realtà sarebbe tutta la testa ma ai principianti gli si dice così)... quindi alla fine il cervello....
Per il taoismo è la zona della consapevolezza, del raziocinio, della spiritualità.
Per la scienza.... bè il cervello è la sede della nostra mente e di tutto quello che ne concerne....

Quindi i Tanden sono alla fine delle zone anche fisiche nel corpo umano.

Secondo la tradizione dovrebbero esssere visualizzati come doppie spirali in rotazione, insomma qualcosa di simile alle rappresentazioni attuali delle galassie per intenderci.

Esercizi:

L'esercizio sul Tanden viscerale:
Mettiamoci seduti in posizione seiza, schiena bella dritta e spalle rilassate, mani con i palmi verso l'alto, mani rilassate.
Da qui iniziamo a respirare profondamente partendo dal diaframma, lentamente senza sforzare, chidendo gli occhi visualizziamo una galassia che rotea su sè stessa nel primo Tanden, prima piccola, poi che si allarga lentamente sempre di più, fino a coprire la nostra vera galassia... rimaniamo un po' così e lentamente rimpiccioliamo la nostra visualizzazione fino a farla tornare dentro il nostro Tanden.... riapriamo gli occhi e se proprio vogliamo seguire le tradizione portiamo la fronte verso il pavimento, come da saluto, ringraziando l'universo di essere qui....se proprio volete fare i tradizionalisti la posizione è con fronte verso sud..... (che esagerati stì giapponesi!)
Come ci sentiamo dopo? Che sensazione abbiamo?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Come sono le nostre percezioni? Aumentate?

Qualcuno dice che con questo esercizio si collega con tutte le civiltà della nostra galassia e di tutti i tempi, altri invece che si "ricaricano" di energia cosmica (tipo batterie per intenderci..) io semplicemente mi sento meglio, più rilassato...anche nei confronti dell'universo.... il che mi basta e mi avanza......

L'esercizio sul Tanden medio:
Sempre in seiza, con mani sul cuore, palmi rivolti verso il corpo, chiudiamo gli occhi, respirazione dal diaframma, lunga, intensa, tranquilla.
Visualizziamo il nostro corpo, poi lo rendiamo trasparente e immaginiamo di vedere dei canali che passano per il tanden... come sono questi canali? grigi? sporchi? Immaginiamo di ripulirli facendo partire un flusso dorato (argentato se vi aggrada di più) dal Tanden, continuamo fino a che tutti i canali non saranno ripuliti.
Usciamo dalla meditazione come nell'esercizio precedente.
Come vi sentite? Quali Sensazioni?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Vi sentite più leggeri? O più pesanti? 

Qualcuno dice che con questo esercizio poi ha una percezione più intensa delle proprie emozioni e si libera dalle emozioni "negative"...

Esercizio su Tanden Superiore
Sempre Seiza, mani con i palmi verso l'alto, mani rilassate.
Respiro sempre da diaframma.
Visualizzo una colonna di luce che illumina il tanden, liberando così la mente da dolori e preoccupazioni, pensieri negativi e perplessità svaniscono.
Usciamo dalla meditazione come nell'esercizio precedente.
Come vi sentite? Quali Sensazioni?
è cambiato qualcosa? Se si cosa?
Vi sentite più liberi dalle preoccupazioni? o cosa?

Alcuni con questo esercizio parlano di connessioni con l'universo, acquisizione di energie cosmiche, illuminazioni, aumento di intelligenza.... manca solo che gli faccia pure un caffè.... ma se vi sentite più liberi dal peso della vita... bè... è già un gran successo!!!

giovedì 16 dicembre 2010

Archetipo: un soggetto di meditazioni interessante

La parola archetipo è stata usata in molti campi, e spesso viene abusata da quel ramo della new-age che tratta delle entità percepibili ma non sensibili come ad esempio angeli, fantasmi, ecc. cioè tutto quello soggetto alla nostra percezione ma che non è rilevabile tramite i nostri sensi.

In realtà la parola archetipo ha un significato ben preciso ma per arrivarci dobbiamo provare a mettere insieme le varie prospettive e vedere se esso può avere a che fare con la meditazione o una sua pratica.

Partiamo dall'etimologia della parola archetipo:
- Archè vuol dire originale
- Tipo può significare immagine, modello, marchio, esemplare, ecc.


Detto questo vediamo in campo filosofico:
In filosofia un arhcetipo è una forma prima, primitiva, originale di pensiero, sia della sua forma che del suo contenuto, in pratica dato un pensiero primo (o indivisibile), esso è un archetipo se non è derivabile in tutto o in sua parte da altri pensieri... pura teoretica... ma potrebbe essere utile...


In ambito delle scienze della comunicazione:
Nell'ambito letterario e in generale dei mass-media (giornali, tv, internet, ecc.) un archetipo è una tipologia ad esempio di personaggio, come ad esempio l'eroe, l'antieroe, il cattivo, ecc.



In sociologia :
Un archetipo è un determinato comportamento che viene inquadrato in una o più categorie, ad esempio il ribelle, l'allievo modello, il genio, lo stupido, il diplomatico, il timido, ecc.
 
Vediamo in psicologia e più precisamente in psicoanalisi:
Carl G. Jung e il gruppo di psicoanalisti che lo seguirono, si addentrarono nella psiche umana e dovendo definire le idee innate le chiamarono archetipi.
La connotazione più interessante di un archetipo per Jung e il suo gruppo, è il fatto della loro connotazione emotiva.
In pratica un archetipo è un'idea con connotazione emotiva, probabilmente in parte derivata da eventi emotivi che acquisiscono connotazione anche simbolica, in più esso ha una parte conscia e una inconscia.

Detto questo proviamo a tirare le somme: cos'è un archetipo?
Un archetipo è un'idea che ha nella mente forma sensibile (simbolica) con contenuto emotivamente significativo, che è connesso ad un certo tipo di comportamento, e può essere riconosciuto da un gruppo di persone ed è connotato da un nome (nominalizzato)

Un archetipo ha quindi:
  • Nome
  • Emozione
  • Può essere rappresentato secondo i 5 sensi (Visivo, Uditivo, Olfattivo, Gustativo, Cenestetico)
  • Ha una componente conscia e una inconscia
  • Un comportamento associato
  • Un riconoscimento socio-antropologico (riconosciuto da un numero più o meno limitato di persone)

Bene ... a questo punto cosa centrano gli archetipi con la meditazione?
Abbiamo visto che i soggetti della meditazione possono essere anche aspetti cognitivi (post mappe), inoltre la meditazione permette di andare in profondità, facendo fuoriuscire anche emozioni o sensazioni che precedentemente erano inconsci (post respiro) oltre che meditare sul sensibile può essere utile per espandere le proprie capacità (post visualizzazione)

In pratica la meditazione si fonda su aspetti archetipali aiutandoci a comprenderci e migliorarci, migliorando quindi la nostra capacità di interpretazione, oltre che di sè anche degli altri.

Veniamo ora agli esercizi (come al solito vi invito prima a leggere le avvertenze scritte qui a fianco del post):

Esercizio 1: Meditazioni sugli archetipi infantili
Molti archetipi si creano nell'infanzia, dai genitori, dai fumetti, dalla tv, e dalle persone che in quel periodo ci circondavano.
Provate a pensare ad esempio al cartone animato che vi piaceva di più, qual'era il personaggio che più vi piaceva?
Cosa vi piaceva di lui/lei? Perchè?
Qual'era il suo comportamento?
Cosa c'è di lui/lei in voi?
Quale emozioni sentite ancora nei confronti di quel personaggio?
Che affinità esiste ad oggi tra il vostro comportamento e il suo?
A cosa vi serviva quel personaggio? Cosa vi ha insegnato? Vi serve ancora? Ha ancora qualcosa da insegnarvi? e se si cosa?
Domanda difficile : qual' è il riferimento comportamentale, ideale ed emotivo che rappresentava? ed ora?



Esercizio 2: Meditazione sul proprio destino
Il destino che cos'è se non un archetipo?
Come vi vedete tra 5 anni, tra 10 anni? tra 20 o 30 anni?
Quali sarano le cose costanti e quelle variabili di voi e del vostro carattere?
Come vi sentirete in quel periodo della vostra vita? Perchè? Per quale evento?
Domanda difficile: quali sono i simboli emotivi e quindi archetipali ricorrenti nella vostra vita e che saranno presenti anche nel futuro? E cosa determinano questi simboli nella vostra relazione con l'ambiente circostante?
Ricordatevi che la relazione con l'ambiente determina la risposta dell'ambiente stesso....


Esercizio 3: Disegnini in libertà.... 
Quando siamo annoiati e abbiamo un foglio di carta davanti e una penna facciamo spesso disegnini apparentemente senza senso ma in realtà è il nostro non-conscio che emerge...
Proviamo a fare questo esercizio:
Prendiamo un foglio di carta e una penna, chiudiamo gli occhi, respiriamo a fondo e iniziamo a fare disegnini che ci vengono appoggiando la penna, non dobbiamo sforzarci ma solo lasciare che la penna faccia segni sulla carta.
Quando siamo sazi di segni appoggiamo la penna.
Ora guardiamo quello che abbiamo fatto....
Che emozioni ci suscitano? Che idee o pensieri ci vengono in mente? Qual'è la sensazione che ci suscitano?
Scrivete le risposte su un foglio, il giorno dopo fate la stessa analisi e confrontate le risposte del giorno prima, quali le differenze, quali le somiglianze?

Bene con gli archetipi finisco qui anche se ci sarebbero da scrivere 200 libri sull'argomento... ma non vorrei annoiarvi.
Spero che anche questo post vi sia piaciuto come i precedenti.
Saluti!
 

giovedì 25 novembre 2010

Respiro della vita.....

Abbiamo visto nei post precedenti che lo stress cattivo, chiamato distress, può produrre patologie fisiche anche gravi.
Il primo effetto fisiologico che il distress produce è sul respiro e la respirazione:
Apnee, iperventilazione, respirazione contratta, ecc. produce alla lunga sui polmoni, la trachea e gli altri organi del respiro, oltre che all'ossigenazione del sangue, problematiche non indifferenti che poi si trasformano in patologie fisiologiche.

Come poter respirare in modo corretto anche quando siamo sotto l'effetto del distress?

La questione su come respirare in maniera opportuna anche in situazioni di stress, è una domanda che fin dalle sue origini si è posto anche il Taoismo.

Il Taoismo è tra le altre cose una filosofia che si è posta l'obiettivo di studiare tecniche per allungare il più possibile la vita, prossimamente affronterò l'argomento sul Taoismo e mi serviranno vari post, ma ora torniamo al respiro...

I polmoni, per semplificare, dobbiamo immaginarli come una pompa per la bicicletta: quando il pistone sale, l'aria viene inspirata, quando scende l'aria viene espirata.

Immaginate ora che, per la fretta, il pistone non riesce a fare tutta la corsa, l'aria inspirata e quella espirata non sarà l'intera capacità possibile della pompa, teniamo inoltre conto che la nostra pompa chiamata "polmoni" è calibrata per poter ossigenare il sangue in maniera corretta.

Pare chiaro che questa situazione determina quantomeno la mancata ossigenazione del sangue, comportando il fatto che perlomeno l'invecchiamento accelera così come il rallentamento del rinnovamento cellulare.

In poche parole se respiriamo troppo in fretta rispetto alla nostra attuale necessità, rischiamo di invecchiare prima, oltre che ad una iperventilazione, all'acceleramento di possibili necrosi, a ricadute nelle malattie, e vari altri sintomi.

Nella respirazione sono coinvolti oltre ai polmoni anche altri organi quali il diaframma, la trachea, naso, laringe e bocca....

Oggi che siamo presi da mille frenesie ci siamo dimenticati perfino come si respira, ma alcune pratiche di respirazione provenienti dal mondo dal mondo della meditazione Taoista potrebbero aiutarci.

Prima degli esercizi è doveroso che vi leggiate le "AVVERTENZE" qui a fianco.


Il primo esercizio viene chiamato "osservazione del respiro":
Semplicemente fermiamoci un attimo e proviamo a percepire meglio come respiriamo, proviamo a capire di quanto i polmoni si riempiono, come il diaframma ci aiuta a respirare, prendiamo coscienza del funzionamento della nostra respirazione e poniamoci la domanda di: quanto respiriamo?
Respiriamo completamente inspirando in maniera da assorbire abbastanza aria per ossigenare i nostri polmoni?
Espiriamo in maniera completa così da espellere l'aria cattiva?
Qual'è la posizione del nostro busto al fine di aumentare in maniera naturale e senza forzare la quantità di aria che immettiamo nei nostri polmoni, e per espellere bene l'aria cattiva?
Proviamo a tirare indietro le spalle come cambia il respiro?
Come ci sentiamo?
Per caso proviamo sensazioni diverse e se si quali?
Meditiamo un attimo su quello che abbiamo provato e cerchiamo di sentirci il meglio possibile......
Che ne dite? Funziona? Come vi sentite? Datemi i vostri commenti, saranno utili anche a me!

Ora iniziamo con un secondo esercizio, questa volta con un po' di cautela, se soffrite di sangue dal naso è meglio che lo facciate senza forzare troppo.... ma niente paura, nulla di eccezionale, se potete soffiarvi il naso potete fare anche questo esercizio (prima leggete tutto e poi fate):
Spingete per tre volte l'aria fuori dal naso come quando vi soffiate il naso, questi tre piccoli colpetti di aria dal naso devono essere rapidi e brevi, e dovreste sentire l'aria che esce dal naso, fatto questo esercizio ponetevi la domanda, ora come me lo sento il naso? Mi sono reso conto che il naso è importante per inspirare? Ora inspirate dal naso ed espirate dalla bocca.... e quando vi accorgerete di inspirare dalla bocca rifate questo esercizio..... e ritornerete a respirare correttamente.
I medici che si occupano del respiro (pneumologi) dicono che il corretto modo di respirare è: inspirare dal naso ed espirare dalla bocca, questo perché il naso è un naturale filtro, mentre dalla bocca, non essendoci filtri è meglio espirare.

Ora un ultimo esercizio, ma prima la spiegazione:
Un altro problema riguardante il respiro è il fatto che i nostri polmoni, quando siamo sotto stress, non riescono completamente ad espandersi a causa dell'irrigidimento del diaframma (il muscolo che facilita la respirazione).
Questo ultimo esercizio sfrutta la capacità funzionale sia dei polmoni che del diaframma, quindi se hai patologie o problemi di respirazione evita questo esercizio:
Parte iniziale: Prima di tutto espiriamo portando il diaframma a spingere il più possibile fuori l'aria, vi capiterà di sentire la pancia contrarsi, allora avete ben iniziato l'esercizio!
Punto 1: Ora che tutta l'aria cattiva è fuori inspiriamo dal naso lentamente, profondamente e cerchiamo di far entrare l'aria fino alla parte bassa dei polmoni sentiremo la pancia gonfiarsi, poi i polmoni e continuate fintanto che sentirete i vostri sazi.
Punto 2: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato
Punto 3: E poi inspiriamo ancora finché i nostri polmoni non diranno basta sempre lentamente
Punto 4: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato
Punto 5: Espiriamo dalla bocca portando il diaframma a spingere il più possibile fuori l'aria sempre lentamente
Punto 6: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato 
Punto 7: E poi espiriamo ancora finché i nostri polmoni non diranno basta sempre lentamente
Punto 8: Tratteniamo per massimo 3 secondi il fiato
Punto 9: Ripetete per altre due volte dal "Punto 1"

I vecchi taoisti tenevano tre monetine nella mano, e ad ogni respirazione lanciavano una monetina in una tazza, tenendo così il conto delle respirazioni

Finito l'esercizio come vi siete sentiti? Quali emozioni, sensazioni avete provato?
Le prime volte potreste sentire come se i polmoni si espandessero all'infinito, chi fuma gli verrà da tossire.... ma niente paura, se siete stati accorti e avete seguito le avvertenze sempre presenti al lato del post nessun problema!

Ed ora? Com'è il vostro respiro?

Le immagini sono di wikipedia, belle no? Allora sosteniamola!

Bene, fatemi sapere come è andata con questi esercizi se li provate, ok?